Serata musicale in omaggio ai grandi autori della
Canzone Napoletana
organizzata dall’Associazione Culturale Interviù
...e m'arricordo 'e te!
- II edizione 2002 -

video della serata


Gran Caffè Gambrinus
venerdì 18 ottobre 2002
ore 21.00-23.00

L’Associazione Culturale Interviù, nata a Napoli nel 1996 col proposito di divulgare "on line" attraverso l’omonimo sito web "www.interviu.it" luoghi, cultura e filosofia di vita partenopea, ha allestito una mostra virtuale sulla canzone napoletana tradizionale, basata su documenti inediti, fotografie ed interviste ai figli e parenti di alcuni grandi autori - musicisti e poeti - della canzone napoletana.
In tale occasione, Interviù ha organizzato lo scorso 11 maggio 2001, nei locali dello storico Caffè Gambrinus, la manifestazione canora "…e m’arricordo ’e te!" tesa ad omaggiare la memoria di alcuni grandi autori
(Bovio, Capurro, de Curtis, E.A. Mario, Murolo, Nicolardi, Russo, Vian), che con la loro produzione artistica hanno reso Napoli capitale mondiale della canzone, ascoltando direttamente dagli stessi loro parenti invitati in sala, aneddoti e melodie riportate poi sul ns/ sito nella rubrica “Canzone Napoletana”.
Il successo di questa iniziativa, ha spinto Interviù ad organizzare per il giorno 18 ottobre 2002 - sempre al Gambrinus - la II edizione di "…e m’arricordo ’e te!", per omaggiare la memoria di altri autori (Bonagura, Cannio, d’Annibale, F.Fiore, R.Fiore e Gill), con la conduzione di Dora Viscione (figlia di Vian) nelle inedite vesti di presentatrice e Salvatore Palomba. Di rilevante interesse è inoltre la mostra iconografia di edizioni musicali dedicata a ciascun autore, curata da Roberto Cortese ed Ugo Mollo.
Con tale iniziativa, Interviù intende dar voce agli eredi degli autori - anche quelli emigrati - e diventare per loro un punto di riferimento al fine di indirizzarli alla costituzione di una Associazione/Fondazione di soli congiunti con l’obiettivo di tutelare la memoria storico-culturale dei loro avi e promuovere idonee iniziative culturali tese a valorizzare il grandissimo patrimonio rappresentato dalla musica e dalla canzone classica napoletana.
La serata, moralmente patrocinata da Senato della Repubblica, Presidenza del Consiglio dei Ministri, Ministero per i Beni e le Attività Culturali, Regione Campania, Presidenza del Consiglio Regionale, Provincia e Comune di Napoli, sarà trasmessa - anche per quest’anno - integralmente via Internet in diretta webcasting per consentire ai molti collegati in rete di assistere all’evento.
Un sentito ringraziamento è rivolto alle famiglie coinvolte per la disponibilità dimostrataci, agli Enti patrocinanti e a coloro che hanno creduto in questa iniziativa e consentito così all’Associazione Interviù la buona riuscita della manifestazione.

La canzone napoletana rappresenta il vero e proprio biglietto da visita della Campania, dal punto di vista socio-culturale, artistico e turistico. Pertanto, ben venga una manifestazione come “...e m’arricordo ’e te!”, che in forma di serata spettacolare riesce a proporre anche contenuti realmente culturali a un pubblico più vasto possibile.
L’idea di affiancare le esibizioni canore ai ricordi personali di parenti ed eredi, la mostra di materiali d’epoca alle vivide esegesi di studiosi come Salvatore Palomba, infatti, è senz’altro vincente, dato che riesce a mescolare approcci differenti e, attraverso l’utilizzo di Internet e delle nuove tecnologie informatiche, a unire tra loro il passato di una tradizione più viva che mai col futuro rappresentato da forme di fruizione innovative.

Teresa Armato
Assessore al Turismo, Spettacolo e Cultura della Regione Campania

La memoria delle tradizioni storiche e artistiche della nostra città rivive in occasione delle iniziative promosse dall’Associazione Interviù: la serata musicale “…e m’arricordo ’e te!”, giunta alla seconda edizione, è una testimonianza di quanto sia importante valorizzare la tradizione correttamente coniugata con la modernità. Le mostre interattive, i continui aggiornamenti on-line, la diffusione delle immagini via webcam rappresentano un prezioso strumento che permetterà ai meno giovani, vicini e lontani, di rivivere emozioni del passato e ai più giovani di scoprire un affascinante aspetto della società napoletana al riparo dalle contaminazioni stereotipate che a volte hanno un pò semplificato l’immagine della tradizione napoletana e, di conseguenza, della città. Nelle nuove sale del Gran Caffè Gambrinus restituite al pubblico di recente rivivrà, grazie al lavoro di Interviù, quell’atmosfera magica e affascinante che ha contribuito a rendere Napoli un punto di riferimento nel mondo per la cultura, la canzone e la letteratura.

Amato Lamberti
Presidente della Provincia di Napoli

Desidero rivolgere agli organizzatori della seconda edizione della manifestazione canora “…e m’arricordo ’e te!”  il mio compiacimento per l’omaggio che hanno voluto fare alla canzone napoletana.
Gli autori, i cantanti, le canzoni che hanno fatto conoscere la nostra Città in tutto il mondo, rappresentano un enorme patrimonio artistico e culturale che deve essere salvaguardato e sviluppato per le grandi potenzialità che, ancora oggi, possiede.
Auguri, dunque, alla bella iniziativa che si svolgerà proprio nel caffè storico di Napoli, il Gambrinus, dove furono composte alcune delle più belle melodie napoletane.
Con viva cordialità.

Rosa Iervolino Russo
Sindaco del Comune di Napoli

L’Associazione Culturale Interviù, dopo il successo della prima manifestazione canora “…e m’arricordo ’e te!”, svolta lo scorso anno nei saloni del Gambrinus, ha organizzato il 18 ottobre 2002 la II edizione. I momenti più significativi della serata e la mostra iconografica allestita in tale occasione, saranno riportati nella rubrica www.interviu.it\canzone.htm contenente già un’ampia rassegna di fotografie, filmati, documenti ed interviste inedite. Con tale iniziativa Interviù intende dar voce agli eredi degli autori - anche quelli emigrati - e diventare punto di riferimento per indirizzarli alla costituzione di un'Associazione/Fondazione di soli congiunti con l’obiettivo di tutelare la memoria storica dei loro avi e promuovere adeguate iniziative culturali tese a valorizzare il grandissimo patrimonio rappresentato dalla canzone napoletana. La serata sarà trasmessa in diretta webcasting per consentire ai molti collegati in rete di assistere all’evento. Un ringraziamento è rivolto alle famiglie coinvolte per la disponibilità dimostrataci, agli Enti patrocinanti e a coloro che hanno creduto in questa iniziativa e consentito così ad Interviù la buona riuscita della manifestazione.

Gian Carlo Garzoni
Presidente dell'Associazione Interviù

PROGRAMMA DELLA SERATA


Introduce
Salvatore PALOMBA

Per questa seconda edizione l’omaggio sarà rivolto a sei poeti e musicisti, le cui composizioni sono assolutamente significative nel panorama della canzone napoletana.
Quattro di questi autori, i compositori Enrico Cannio e Vincenzo d’Annibale, il poeta Francesco Fiore e Armando Gill, che fu il primo cantautore italiano, sono nati nell’ultima parte dell’ottocento e hanno svolto la maggior parte della loro attività nel primo trentennio del secolo successivo. Fanno, quindi, parte di quel gruppo di autori con cui si chiude quella che viene considerata l’epoca d’oro della canzone napoletana, che va più o meno dal 1880 alla fine della prima guerra mondiale.
Per capire di chi stiamo parlando credo che sarà sufficiente ricordare almeno un titolo per ognuno di loro: "O surdato nnammurato" (Cannio), "’O paese d’’o sole" (d’Annibale), "Tutta pe’ mme" (Fiore), "’O zampugnaro nnammurato" (Gill).
Gli altri due autori, i poeti Enzo Bonagura e Renato Fiore, fanno parte di un tempo a noi più vicino e hanno contribuito con le loro opere al grande ritorno della canzone napoletana in campo nazionale e internazionale, che si verificò tra la fine della seconda guerra mondiale e gli inizi degli anni ’60 del novecento.
Anche per essi citerò solo due titoli: "Scalinatella" (Bonagura) e "Suonno a Marechiaro" (Fiore).
Quando ho cominciato ad affacciarmi nel mondo della canzone napoletana, Bonagura era un astro di prima grandezza e io un guagliunciello di belle speranze. L’avevo incontrato un paio di volte e salutato con emozione e deferenza come è giusto fare con un maestro. Fui perciò felicemente sorpreso quando, qualche anno dopo, mi arrivò una sua bella lettera di complimenti per una mia canzone, ed ebbi modo di instaurare con lui un breve rapporto epistolare.
Di Renato Fiore sono stato amico e anche di lui conservo un bel ricordo e una bella lettera. Eravamo entrambi collaboratori del Maestro Vian e frequentavamo la sua casa editrice. Le case editrici musicali, dove più o meno fino alla fine degli anni 50, si "fabbricavano" le canzoni, erano anche una sorta di navi-scuola per i giovani autori e interpreti napoletani, vi si incontravano artisti affermati e , in qualche modo, ci si formava anche umanamente.
Poi tutto è cambiato. Le case editrici musicali, nei tempi delle multinazionali della musica e del prevalere della tecnologia, non hanno più alcuna funzione e sono - in pratica - scomparse. E così, per raccontare di questo, anch’io dovrò cominciare col dire "M’arricordo" …


Presenta

Dora VISCIONE

"Torna a Surriento": quest'anno è l'anniversario della famosa canzone composta dai fratelli DE CURTIS. Pubblicata nel 1904, Torna a Surriento era nata due anni prima con un testo differente. Nelle intenzioni si trattava di una semplice canzone d'occasione, composta in quattro e quattr'otto da Ernesto De Curtis sui versi scritti da suo fratello Giambattista con una finalità assai pratica: approfittare del passaggio a Sorrento dell'allora presidente del consiglio Giuseppe Zanardelli e convincerlo amabilmente a interessarsi di persona ai problemi di una città priva quasi di tutto, persino di un ufficio postale. Si fece appena a tempo e prima di rimettersi in viaggio il politico poté ascoltare le note di Torna a Surriento da un'orchestra allestita a tempo di record: la raccomandazione musicale funzionò, visto che quando la canzone uscì nella sua versione definitiva, i sorrentini avevano già dove poter imbucare la propria corrispondenza.

Omaggio agli autori


Enrico CANNIO (musicista) 1875/1949
'O surdato nnammurato 1915 (A. Califano - E. Cannio)
Tarantella luciana 1913 (L. Bovio - E. Cannio)
Delia Catalano

Appunti sul Maestro Enrico Cannio, nato a Napoli nel 1874 ed ivi deceduto il 30 gennaio 1949.
Direttore d’orchestra, diplomato al Conservatorio di S. Pietro a Maiella, definito dal giornalista Nazzaro: “Come Strauss è il Re del valzer, Cannio è il Re della marcia”. Nel 1915 compose la celebre “’O Surdato nnammurato” su versi di Aniello Califano. Il famoso ballerino coreografo Diaghilev dalla Russia a Napoli, lo volle incontrare e congratularsi anche per la precisa scrittura musicale. Direttore d’orchestra, fu chiamato da Raffaele Viviani ad armonizzare le sue musiche e a dirigere l’orchestra in numerose tournee. Fu anche dirigente della casa editrice Pennarelli. Con Libero Bovio, poeta eccelso, compose “A serenata 'e Pulecenella”, “Tarantella luciana”, “Carufanella” ed altre. Nel 1939 il successo di “Rusella 'e maggio”.
Ironia della sorte, l’uomo che aveva composto le più belle marce venne riformato alla visita militare per la minima altezza (1,40). Ebbe suo allievo carissimo il maestro G. Anepeta. Da giovane, fu amico e accompagnatore musicale del grande Enrico Caruso. Ebbe la stima di Gennaro Pasquariello, che ne interpretò numerose canzoni, fra cui “Vola e và”.
Marito e padre esemplare, ebbe dal matrimonio con Lina Balzano in Cannio 8 figli.

Federico Cannio


Armando GILL (cantautore) 1877/1945
Nun sò geluso 1917 (A. Gill - A. Gill)
Attenti alle donne 1920 (A. Gill - A. Gill)
Antonio Corbara

Nacque il 23.07.1877 da Pasquale Testa Piccolomini e Concetta Saracino. Studiò all’Istituto Chierchia dove mostrò subito le sue doti di poeta ed improvvisatore. Quindi s’iscrisse alla facoltà di Giurisprudenza che lasciò ad un anno dalla laurea per dedicarsi all’arte che studiò al teatro Eden. La sua prima poesia la compose a soli 12 anni, la sua prima canzone fu “Funesta ’Nchiusa” musicata dal maestro De Crescenzo cui seguirono molte altre. Poi cominciò a musicare lui stesso le sue canzoni e nel 1918 scrisse “Come Pioveva”, “O Zampognaro ’Nnammurato” e “E quatte ’e Maggio”. Grande intrattenitore, fine dicitore, poeta, ebbe molto successo in tutta la sua carriera artistica. Nel 1943 dopo aver presentato la Piedigrotta, si ritirò dalle scene e morì nella notte tra il 31.12.’44 ed il 1.1.’45 lasciando grande rimpianto nella famiglia ed in quanti lo apprezzarono.
I nostri ricordi dello zio ci sono stati tramandati da nostra madre Lavinia Testa Piccolomini che rea la figlia del fratello maggiore di Gill, Gustavo Testa. Nostra madre ha trascorso buona parte della sua vita accanto allo zio ed ha potuto raccontarci le sue abitudini, il suo modo di vivere, la sua arte e la sua capacità di comporre ed improvvisare. Possiamo soffermarci su brevi episodi della sua vita privata e della sua carriera artistica: quando componeva una canzone, amava farla ascoltare in famiglia per avere un giudizio dalla moglie Assunta, dalle nipoti, dalla governante e dalla sua amata cagnolina Florì. Componeva generalmente di notte a causa dei suoi impegni teatrali e sui manoscritti era solito indicare l’ora, la data e la sua firma. Nostra madre ci ha raccontato un altro episodio avvenuto in un teatro napoletano: Armando Gill era in scena ed aveva iniziato il suo spettacolo, quando nel silenzio della sala si indicono delle voci concitate provenienti da un palchetto. Erano due signori, marito e moglie che discutevano tra loro; Gill pensò di richiamarli in versi, bonariamente, suscitando l’ilarità ed il divertimento dei presenti. Un altro ricordo riguarda la sua ansia prima di entrare in scena. Nostra madre era solita accompagnarlo nel camerino di scena e lui era contento della sua presenza perché l’amava come una figlia e le confessava il suo timore nell’affrontare il pubblico, ma tutto ciò finiva quando entrava sulla scena e si esibiva mostrando il suo talento.

Maria Rosaria e Gaetano De Maio Testa


Vincenzo D’ANNIBALE
(musicista) 1894/1950
'O paese d' 'o sole 1925 (L. Bovio - V. d'Annibale)
Casarella a Marechiaro 1917 (E.A. Mario - V. d'Annibale)
Federico de Curtis Delia Catalano

Vincenzo d’Annibale (Napoli 22.05.1894 - 14.04.1950). Nostro padre conseguì il diploma al Conservatorio di S. Pietro a Maiella nel 1913. Si dedicò alla musica classica ottenendo subito, malgrado la giovanissima età, un grande successo tanto che ai suoi concerti interveniva la Nobiltà e la migliore borghesia napoletana. Gli fu proposta la direzione del Conservatorio di Mosca ma, essendo in procinto di sposarsi, rifiutò. Nel 1918 sposò nostra madre Concetta Longino, donna di stupenda bellezza, cuore d’oro e portamento regale che lo rese felicemente padre di 6 figli che lui amava chiamare “i miei gioielli”. Nel 1925 musicò “’O Paese d’o sole”. Nella Piedigrotta di quell’anno gli organizzatori non la apprezzarono e la fecero cantare da un’esordiente, la giovane Leda Ledi. Fu un successo strepitoso e le sere successive i cantanti affermati che avevano in precedenza rifiutato, volevano ora cantarla. Ma nostro padre disse “No! Continuerà a cantarla Leda Ledi”. Da direttore e concertista nel 1926 organizzò la “Serenata in onore del Principe Umberto” che volle conoscerlo personalmente ricevendolo a Corte. Per noi è stato padre, fratello, amico e consigliere. Ci ha colmato d’amore, comprensione e benessere. Nel 1930, essendo figlio unico, dovette prendere le redini dell’industria guantaia del padre Luigi e in pochi anni conquistò il mercato internazionale.
Parlare della sua musica? Non possiamo che trascrivere le parole che scrisse Libero Bovio: “Strappi di chitarra, singhiozzi di amanti, fragore di mare in tempesta, sospiri d’innamorati, voci di campagna, malinconia di chiari di luna, trionfo di sole; ecco la canzone di Vincenzo d’Annibale: E’ Napoli che palpita, ride, piange, freme nelle quarantotto battute di questo eterno fanciullo dagli occhi irrequieti”. Dopo la morte di nostra madre, stroncata in giovane età da un male improvviso, papà sposò Giovanna Murabito, donna affettuosa e premurosa che ha seguito noi figli con dedizione ed amore e vive nel ricordo devoto di nostro padre. Nel 1989 il Comune di Napoli gli ha intitolato una strada al Vomero, nella zona dedicata agli artisti, e ne conserva il ricordo imperituro nel Recinto degli Uomini Illustri. Cosa altro possiamo aggiungere? Siamo orgogliose di essere sue figlie e felici perché sarà sempre ricordato dalla sua Napoli che ha cantato con tutta l’anima e tanta passione.

Maria e Alba d’Annibale


Francesco FIORE
(poeta) 1889/1954
Pot-pourri di brani famosi
Angelo Fiore

Francesco Fiore, nato a Napoli il 12.01.89 e morto il 14.12.54 è stato a giusta ragione uno dei grandi della canzone napoletana. Dotato di bell’aspetto era molto richiesto nei salotti bene dove declamava con maestria le sue belle poesie, che riflettevano tutte uno stato d’animo, una gioia, un dolore. Sensibilissimo come tutti gli artisti, da giovane, innamorato della donna che divenne sua moglie, Anna Russo, e che gli darà 12 figli - compresa me - le dedicò al suo onomastico una bellissima quartina nella quale invitava il sole a posarsi su di lei e darle per lei un bacio, un augurio. Più avanti, con gli anni che passano e la famiglia che aumenta, scrive: Pazzianno pazzianno, dove dice che scherzando scherzando ora si ritrova 10 figli. Poi ancora: ’E cammurriste, dove parla sempre dei figli, delle preoccupazioni che danno, ma finisce dicendo che sono piezze e core. Qualsiasi fatto importante lo ha eternato in versi, infatti bellissima è la lirica dove maledice la guerra: guerra che abbruce peggio ’e ’na furnace, guerra, stu core mio te maledice. La più sentita di tutte è “Casa mia”, scritta dopo un lungo periodo di forzata lontananza da tutti noi, dove si avverte la gioia dell’uomo, del padre che ritrova tutti i suoi figli, la moglie e la casa dove nel bene e nel male ha vissuto tutta la sua vita.

Anna Maria Fiore


Renato FIORE
(poeta) 1923/1985
Suonno a Marechiaro 1958 (R. Fiore - A. Vian)
Settembre cu me 1961 (R. Fiore - A. Vian)
Adele Vian

Mio padre diceva che eravamo un bouquet di fiori, ma certo il più bel fiore è stato mio fratello Renato, nato nel ’23, morto l’8 aprile del 1985. Mio fratello è stato un uomo al di sopra delle meschinità, delle brutture, per lui tutto era sentimento, amore, gioia. È morto ancor giovane, consapevole del male che aveva, non si è mai lamentato, anzi ringraziava Dio che in un simile momento gli dava vicino la famiglia che lui adorava. Anche lui come mio padre ha eternato in versi i momenti più salienti della sua vita. Bellissime sono le poesie scritte in occasione dei matrimoni di famiglia, specialmente della figlia Anna nella quale traspariva tutto il dolore di un padre che sa che la figlia ormai prende la sua strada ma anche la gioia nel constatare la felicità per questa figlia. Ogni occasione gli dava lo spunto per eternare in versi le sue emozioni, un’alba, un tramonto, un addio, un dolore, un amore. Una volta che si trovò tutto solo a pregare in una chiesetta, scrisse la bellissima “Chiesa ’e campagna” che gli valse il primo premio nazionale di poesia. Le sue canzoni sono bellissime, basti ricordare: Suonno a Marechiaro, L’urdemo raggio ’e luna, Ma pecchè, Senza ’e te. Sono questi versi che fanno di un uomo un poeta, un grande poeta. Con amore tua sorella.

Anna Maria Fiore


Enzo BONAGURA
(poeta) 1900/1980
Surriento d' 'e 'nnammurate 1950 (E. Bonagura - L. Benedetto)
Maruzzella 1955 (E. Bonagura - R. Carosone)
Antonio Corbara Adele Vian

Mio padre non amava raccontare di sé, anzi, questa sua smemoratezza sembrava compagna necessaria alla sua creatività: se pressato dalle nostre richieste, poteva allestire dei “teatrini” ora poetici, ora buffi, su episodi della sua infanzia e della giovinezza. Come il racconto della fuga - lui bambino di sei anni, con un grande canestro in testa - sotto una pioggia di pietre, cenere e lapilli durante l’eruzione del Vesuvio del 1906. O gli accenni alla sua scapestrata vita scolastica, alla bocciatura che lo costrinse in un collegio a Nocera Inferiore, di dove scappava dalla finestra per andare a sognare sui prati, lungo un ruscello. Dei tempi di un secondo collegio a Napoli, nei pressi della chiesa di Donnaregina, riferiva del tormento per la passeggiata quotidiana dei collegiali in divisa nera lungo l’elegante via Toledo; infine la conquista della licenza liceale non tanto per meriti suoi quanto per i buoni uffici dei vini paterni. Anche per descrivere i suoi rapporti con il mondo artistico preferiva affidarsi all’espressività di un episodio, di una scena ricreata per immagini, come l’incontro con Giuseppe Cioffi così ricreato dalle sue parole: “E’ noto che Scalinatella è una canzone di Bonagura e Cioffi. Non lo negano gli autori ma ritengono e confermano di non averla mai scritta. Manca cioè lo spazio di tempo nel quale una cosa divenga pensiero, poi parola o nota, poi frase e poi componimento tenuto sotto sorveglianza perché non sfugga e infine quel che rimane scritto. Andavo a casa di Cioffi una sera, a piedi, ero giovane e mi piaceva camminare. Percorrevo via Toledo e tracciavo senza fermarmi delle parole sulla carta, che avevo già, così come mi venivano a mente, un certo suono e una certa cadenza che rendevano più veloce e più cadenzato il mio passo. Giunto a casa dell’amico e sedutomi al suo fianco, ho a più riprese posto quel foglietto accanto al piatto dove egli mangiava. Niente. Finse sempre di non percepire il mio invito a leggere. Finito il pranzo, con calma egli si alzò, sedette al pianoforte e suonò Scalinatella con le stesse note che tutto il mondo oggi conosce. Io non rifeci e non aggiunsi, non sostituii mai alcun verso”. I suoi contatti con i grandi personaggi della canzone e del teatro, improntati da stima e affetto, seguivano comunque l’andamento umorale così comune negli artisti, ma senza cedere agli effetti di invidie e gelosie, grazie ad un fondamentale rispetto per sé stesso e per gli altri come uomini d’arte. A questo accennava con ironia in una intervista televisiva col dire: “Noi artisti non tradiamo per un milione o per un miliardo, ma continuamente e gratuitamente, perché siamo gli esseri più incostanti e volubili della terra”. Molti di quei legami comunque durarono negli anni come l’amicizia con Giuseppe Marotta, legato a mio padre da una fortissima sintonia e che scrisse: “quando sarà venuta l’ora mia voglio addormentami con una poesia di Enzo sotto il cuscino”. Non erano i fatti materiali né tantomeno quelli economici a dargli qualche pensiero, ma  piuttosto e sempre la qualità delle cose, il diffondersi del banale e del “brutto”. A questo proposito aveva idee chiarissime, una lucidità e larghezza di giudizio anche fuori del suo campo, che si traduceva il certezza assoluta. Se gli si chiedeva il perché della sua poesia rispondeva di aver cercato di scrivere come nessuno aveva scritto, per non somigliare a nessuno; e sulla strada futura consigliava di risalire alle origine del canto popolare, rinnovandolo col cercare nell’aria, nei sentimenti schietti, nel costume: perché Napoli ha una canzone nel cuore, vitale, che può continuamente essere rigenerata.

Maria Cristina Bonagura

Cantanti
Delia Catalano
Antonio Corbara
Federico de Curtis
Marina de Curtis
Angelo Fiore
Adele Vian

Al pianoforte
Bruna Gaeta Catalano
Alfredo Combattente
Dino Fiorentino
Gianni Panachia

Partecipano
Maria Cristina e Ludovico BONAGURA
Federico e Rosario Cannio
Bruna Gaeta Catalano (E.A. Mario)
Federico e Marina DE CURTIS
Giovanna (Murabito), Maria ed Alba d’Annibale
Bianca, Roberto, Gloria e Anna Maria FIORE
Titina (Di Gennaro), Anna e Rosalba FIORE
Maria Rosaria e Gaetano Testa De Maio (Gill)
Dora Viscione (VIAN)

Direzione artistica di Salvatore Palomba; materiale iconografico di Roberto Cortese e Ugo Mollo;
partecipazione di Ciro Calvi nella maschera di Pulcinella; organizzazione di Bruno Carrano e Gian Carlo Garzoni - Interviù.

Delia Catalano, nipote di E.A. Mario, canta dal 1974 esibendosi in molti circoli napoletani ed ha cantato anche all’estero. La prima canzone cantata in pubblico è stata Cantano ll’emigrante, con versi e musica di E.A. Mario. Ben presto ha scoperto gli altri autori, tra i quali predilige Viviani e Bovio. Da anni promuove con passione la conoscenza della canzone napoletana, anche quella meno conosciuta, in ambienti di vario ceto sociale. Canta esclusivamente accompagnata al pianoforte dalla madre Bruna, ma non lo fa per professione, lavorando in una società di autonoleggio.

Antonio Corbara, cantante chitarrista confidenziale tra quelli del genere classico napoletano, formatosi alla scuola di Roberto Murolo nel 1970 vince il 3° premio al Festival di Rieti. Sempre negli anni '70 si esibisce in prima pedana come spalla di Don Marino Barreto, Bruno Martino, Peppino Gagliardi e Peter Van Wood. Invitato più volte alla televisione nazionale, ha preso parte a vari spettacoli musicali con Peppino di Capri, Fred Bongusto, Fausto Leali, Rita Forte, Enzo Gragnaniello, Gipsy King, Roberto Murolo, Gennaro Cannavacciuolo ed altri ancora. Attualmente ha in preparazione il terzo C.D. di canzoni romantiche ed umoristiche partenopee. Di recente si è esibito a cene spettacolo con Aurelio Fierro e Nunzio Gallo, nei locali come: "Rosolino" - "II Brigantino" - "Ragno d'Oro" - "Gorizia"- "Umberto" ­ "Don Aurelio", durante le manifestazioni quali: "Napoli porte aperte" e "Maggio dei monumenti". Nelle scuole e nei salotti della Napoli bene, nei teatri napoletani: Tenda, Palazzetto dello Sport, Sannazzaro, Cilea, Bracco, ed altri. II suo repertorio comprende oltre 200 brani musicali prediligendo autori come Armando Gill ed il binomio Pisano e Cioffi. Ha avuto consensi e congratulazioni dai giornalisti di spessore quali: Aldo de Gioia, Marisa Galli, Stefano Viggi, Miki Maddaloni, Antonio Vestoso, Luca Ambrosini, Giovanni De Caro, Domenico De Simone, Gino Cappa, Enzo Fasciglione su testate giornalistiche quali: "Il Mattino", "Il Roma", "Il Tempo", "La Verità", "La Repubblica", "Napoli Notte", "Il giornale di Napoli". La prossima estate è impegnato a Capri, Positano, Sorrento e Sperionga.

Federico de Curtis, nato da illustre e nobile famiglia d'artisti (Saverio Mercadante, GiovamBattista ed Ernesto de Curtis, Antonio de Curtis "Totò", Federico senior ed Eugenio de Curtis - pittori) ha compiuto gli studi di Canto e Pianoforte al Conservatorio S. Pietro a Majella di Napoli con i qualificati Maestri Michele Lauro e Giuseppe Terracciano. La voce di tipo lirico-spinto, tecnicamente ferrea è ricca di chiaroscuri e di possibilità espressive. E' stato dal 1966 al 1994 Dipendente stabile del Teatro S. Carlo come artista del coro. Ha cantato in molti teatri europei nonché in Brasile, USA, Canada e Ungheria. Ha fatto concerti in svariate città italiane ed estere. Dal 1976 si è dedicato inoltre all'insegnamento del Canto, facendosi apprezzare sopratutto per la sua capacità d'impostazione della voce e della tecnica respiratoria. Ha inoltre pubblicato uno studio sulla tecnica di canto in collaborazione con il Foniatra Dott. M. Borghese.  Molti suoi allievi prestano la loro opera in teatri lirici. E' un ottimo interprete, nello stile originale, della canzone napoletana, di cui è autorevole erede.

Il soprano Marina de Curtis, figlia e allieva di Federico ha studiato pianoforte con la M. Giuliana Raucci e solfeggio con il M° Alfredo Combattente. Si  è  perfezionata  in  canto  con  la M. Tina Quagliarella. Ha  avviato  la  propria  carriera con il compianto  M° Walter Ferrari e successivamente  con il  M° Nino Buonavolontà. Il suo repertorio comprende le opere: Boheme di Puccini (Mimì), Faust di Gounod (Margherite), Carmen di Bizet (Micaela), Don Giovanni di Mozart (Zerlina), Anna Bolena di Donizetti (Anna), L'Enfant Prodigue di Debussy (Lia). È una rara interprete della Canzone Napoletana.

Angelo Fiore, nipote di Francesco e Renato Fiore da parte paterna e nipote del maestro Angelo Fiorentino da parte materna, ha ereditato in modo eccellente le virtù di entrambi. All’età di 10 anni vince il primo premio show man ad un concorso televisivo indetto da Mike Buongiorno; in seguito compone delle musiche molto belle, alcune delle quali abbinate ai versi del celebre Roberto Murolo col quale partecipa al 43esimo Festival di San Remo nel 1993. Dotato di melodiosa interpretazione, si accompagna da solo al piano. Ha scritto tra l’altro con celebri autori, come A. Chiarazzo, M. Di Francia, G. Russo, S. Iodice, canzoni in lingua sulla scia della tradizione classica napoletana. La sua musica rileva una struggente malinconia, compensata dal vigore di una giovane età. La proficua collaborazione con Murolo, ha prodotto bellissime canzoni, che lo stesso Murolo, autore dei versi, ha inciso nei suoi ultimi album: Gioventù (1992), Vurria turnà a Pusilleco (1993), Canta pe’ mme (1994). Di grande successo l’album realizzato nel ’95 dall’Orchestra Stabile della Canzone Napoletana G. Anepeta dove ha inciso due brani: “Malafemmena” e “Anema e core”. Continuando l’attività commerciale del nonno, dedica il suo tempo libero alla musica, collaborando negli ultimi anni con il poeta Carmine Donzelli, vincendo il premio Autori 2001 con la canzone “Carulina è turnata” dove si esprime al massimo fondendo nella musica la spiritualità del passato e quella del presente.

Adele Vian, nipote di Antonio Vian, ha cominciato a prendere lezioni di canto a vent’anni. Predilige esibirsi soprattutto nei club per soli soci e nei circoli culturali, a causa dell’atmosfera intima che vi si crea. Ha cantato in molti locali caratteristici napoletani (es. Airone, Murat, etc.), ha partecipato a numerose manifestazioni in cui si raccoglievano fondi per beneficenza, e per questo motivo ha ricevuto premi dall’associazione del Circolo ILVA, dall’associazione nazionale Arditi d’Italia ed altre. Ha partecipato a numerose rassegne teatrali dell’isola d’Ischia ed in estate si è esibita nelle folcloristiche “taverne” del porto d’Ischia ed in altri ritrovi isolani. Ha inciso 2 CD e scritto 3 canzoni in italiano ed inglese. Il suo repertorio spazia tra il jazz, il blues, canzoni di lingua inglese, francese, spagnola e naturalmente italiana, ma la sua passione resta la canzone classica napoletana.


Senato della Repubblica
On. Marcello Pera

Presidenza Consiglio dei Ministri
On. Silvio Berlusconi

Presidenza Camera dei Deputati
On. Pierferdinando Casini

Ministero Beni e Attività Culturali
On. Giuliano Urbani

 Presidente Regione Campania
On. Antonio Bassolino

Presidente Consiglio Regionale
Dott. Domenico Zinzi

Presidente della Provincia
Prof. Amato Lamberti

Sindaco di Napoli
On. Rosa Jervolino Russo

Assessorato Cultura
dr.ssa Rachele Furfaro

Assessorato Turismo e Grandi Eventi
dr.ssa Giulia Parente

Assessorato Turismo
dr. Nicola Oddati

Casa Savoia
S.A.R. Vittorio Emanuele


Presidenza del Consiglio Regionale


Bar Gambrinus - Napoli
- allestimento -

Napoli Tele Web
- diretta web -

Editrice Vanvitelli
- cartoline -

Haute Couture
- abito presentatrice -


...e m'arricordo 'e te!
- I edizione 2001

 

 

 


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