"…e m’arricordo ’e te!"

Ho accettato con piacere l’invito a partecipare a "…e m’arricordo ’e te", la manifestazione organizzata dagli amici di Interviù per ricordare gli autori della canzone napoletana.
La formula dell’incontro con i discendenti degli autori, che raccontano qualche particolare spesso inedito della vita dei nostri poeti e dei nostri musicisti, mi sembra davvero felice.
Per questa seconda edizione l’omaggio sarà rivolto a sei poeti e musicisti, le cui composizioni sono assolutamente significative nel panorama della canzone napoletana.
Quattro di questi autori, i compositori Enrico Cannio e Vincenzo d’Annibale, il poeta Francesco Fiore e Armando Gill, che fu il primo cantautore italiano, sono nati nell’ultima parte dell’ottocento e hanno svolto la maggior parte della loro attività nel primo trentennio del secolo successivo. Fanno, quindi, parte di quel gruppo di autori con cui si chiude quella che viene considerata l’epoca d’oro della canzone napoletana, che va più o meno dal 1880 alla fine della prima guerra mondiale.
Per capire di chi stiamo parlando credo che sarà sufficiente ricordare almeno un titolo per ognuno di loro: "O surdato nnammurato" (Cannio), "’O paese d’’o sole" (d’Annibale), "Tutta pe’ mme" (Fiore), "’O zampugnaro nnammurato" (Gill).
Gli altri due autori, i poeti Enzo Bonagura e Renato Fiore, fanno parte di un tempo a noi più vicino e hanno contribuito con le loro opere al grande ritorno della canzone napoletana in campo nazionale e internazionale, che si verificò tra la fine della seconda guerra mondiale e gli inizi degli anni ’60 del novecento.
Anche per essi citerò solo due titoli: "Scalinatella" (Bonagura) e "Suonno a Marechiaro" (Fiore).
Quando ho cominciato ad affacciarmi nel mondo della canzone napoletana, Bonagura era un astro di prima grandezza e io un guagliunciello di belle speranze. L’avevo incontrato un paio di volte e salutato con emozione e deferenza come è giusto fare con un maestro. Fui perciò felicemente sorpreso quando, qualche anno dopo, mi arrivò una sua bella lettera di complimenti per una mia canzone, ed ebbi modo di instaurare con lui un breve rapporto epistolare.
Di Renato Fiore sono stato amico e anche di lui conservo un bel ricordo e una bella lettera. Eravamo entrambi collaboratori del Maestro Vian e frequentavamo la sua casa editrice. Le case editrici musicali, dove più o meno fino alla fine degli anni 50, si "fabbricavano" le canzoni, erano anche una sorta di navi-scuola per i giovani autori e interpreti napoletani, vi si incontravano artisti affermati e, in qualche modo, ci si formava anche umanamente.
Poi tutto è cambiato. Le case editrici musicali, nei tempi delle multinazionali della musica e del prevalere della tecnologia, non hanno più alcuna funzione e sono - in pratica - scomparse. E così, per raccontare di questo, anch’io dovrò cominciare col dire "M’arricordo" …

Salvatore Palomba


Salvatore Palomba (Napoli, 1933), saggista, poeta e autore di canzoni. Si occupa da anni di poesia e di lingua napoletana su cui ha scritto numerosi articoli e ha tenuto una rubrica su "Il mattino".
Come "canzoniere" ha scritto per le ultime Piedigrotte, ha partecipato a numerosi festival di Napoli e ha collaborato con i maggiori artisti del settore.
Fra le sue canzoni di successo spicca Carmela, musicata e lanciata da Sergio Bruni e considerata oramai da tutti un classico della Canzone Napoletana.
Ha pubblicato: Parole overe (Napoli, 1975); Chisto è nu filo d'erba e chillo è 'o mare (Napoli, 1992); Canzoni di Salvatore Di Giacomo (Roma, 1995); Napoli parole e poesia (Napoli, 1998), La canzone napoletana (Napoli, 2001).

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