L'OSTRICHINA
(progetto in collaborazione con la Soprintendenza)

Il restauro del complesso borbonico del lago Fusaro, comprendente la Casina Vanvitelliana, l’Ostrichina, il Giardino storico, gli Stalloni, la Banchina borbonica e la Lecceta, rientra nell’ambito del progetto integrato “Campi Flegrei”, finanziato con fondi comunitari del P.O.R. 2000-2006. I lavori, durati oltre due anni, sono stati diretti dalla Soprintendenza BAPSAE di Napoli e provincia, su progetti d’ufficio. Gli edifici e le aree di pertinenza sono stati recuperati dopo decenni di abbandono e predisposti, con idonea dotazione impiantistica, ad ospitare attività connesse al turismo culturale dell’area flegrea. La gestione del complesso del Fusaro è affidata alla responsabilità del Centro Ittico Campano, società con partecipazione azionaria di maggioranza del Comune di Bacoli.

Premessa
Le condizioni di degrado derivavano, oltre che dai danni procurati dagli eventi sismici e bradisismici del 1980-84, anche da un perdurante stato di abbandono e dalla totale mancanza di manutenzione, che avevano prodotto infiltrazioni meteoriche, umidità di risalita, degrado delle murature, distacco di intonaci e stucchi, danneggiamento delle pavimentazioni, degli elementi in ghisa ed in ferro. Esternamente la fabbrica si presentava in pessime condizioni, con gli infissi divelti. I solai in ferro del corpo aggiunto a sud risultavano ossidati. Gli interventi hanno comportato il restauro del piano fondale del fabbricato, costituito, nel suo nucleo centrale, da strutture a volta in muratura di tufo; il restauro e la rifunzionalizzazione di tutti gli ambienti; il restauro delle facciate e di tutti gli elementi decorativi. In particolare, sono stati realizzati interventi di bonifica delle murature dall’umidità di risalita, il consolidamento e restauro della scala centrale in ferro e legno, l’adeguamento funzionale della sala conferenze, la dotazione impiantistica per una utilizzazione dell’immobile coerente con le programmate destinazioni d’uso turistico-culturali e di interesse pubblico: biblioteca, emeroteca, videoteca, manifestazioni, convegni, mostre, concerti. Inoltre, l’edificio è stato dotato di spazi idonei per servizi e ristoro, necessari per lo svolgimento di tali funzioni in modo ottimale, localizzati nel corpo aggiunto sul lato sud. Tale ala del fabbricato è stata riportata alla configurazione originaria, demolendone le recenti superfetazioni e ripristinando l’originaria copertura a terrazza. Infine, l’Ostrichina è stata adeguata per la fruizione delle persone svantaggiate, mediante la realizzazione di rampe di accesso ed impianto ascensore per raggiungere i piani superiori.

La storia dell'Ostrichina

Già nel 1805 l'ing. Costantino Portanova, assieme a Francesco de Vito Piscicelli, era stato incaricato di tracciarne l'impianto e fare relazione sul metodo da seguire per le fondazioni, ma i lavori erano stati sospesi, lo stesso anno, per i mutati eventi politici. Viene descritta una palificata parziale, relativa ai soli "angoli dell'edificio, ed anche in taluni punti intermedi", le cui modalità esecutive sono del tutto simili a quelle suggerite a suo tempo da L. Vanvitelli per il monastero di Monte Morcino. I pali non si trovano ad un prezzo conveniente; l'Arsenale di marina non ne dispone, perché ha solo legname "taglia a garbo" per la riparazioni delle imbarcazioni. Si ricorre perciò al trucco di fare ordinare i centoquaranta pali dal Brigadiere di Marina conte di Thun, profittando del partito esistente con i fornitori dell'arsenale. Nel 1817, il re Borbone Ferdinando ordinò che sulle rive del Real Lago del Fusaro, di fronte la Real Casina costruita nel 1782 da Carlo Vanvitelli, si costruisse un nuovo fabbricato, detto "l’Ostrichina", per comodo di coloro che si porteranno a godere di quel Real Sito non essendoci ora luogo dove poter pranzare. In tale fabbrica dal nome curioso è forse da individuare un primo nucleo dell'attuale costruzione sulle sponde del lago, destinata ad essere poi modificato ed accompagnato da altri volumi edilizi nel bel parco d'ingresso al sito popolato da grandi alberi. Responsabile del progetto e dei lavori per l'Ostrichina fu designato Antonio de Simone, architetto di corte ed emergente della nuova generazione, che a Caserta nel decennio francese aveva sostituito Carlo Vanvitelli, scomparso dalla scena architettonica napoletana, forse anche per difficoltà sopraggiunte durante il periodo murattiano per la sua nota fedeltà ai Borboni ed anche per il nuovo orientamento formale neoclassicistico tutto volto al recupero dell'antico e degli ordini architettonici. Nel 1853 l'edificio, sito nell'ambito del parco in prossimità della sponda del lago, ed in origine a pianta centrale e più piccolo di come si presenta oggi, venne adibito, con breve successo, in ristorante, e nel 1885, rinnovato ed accresciuto di ampio corpo avanzato a lastre, sotto nuova gestione, riaperto al pubblico. verso fine secolo, in seguito alla sostituzione di alcuni solai in legno con putrelle di ferro, venne accresciuto di un ulteriore corpo edilizio di due livelli addossato sul prospetto sud dell'edificio, assumendo la forma planimetrica ad "L" data dall'aggregazione dei due corpi successivamente aggiunti ed occupando una superficie utile coperta di circa 900 mq, ed una scoperta di 500 mq. Negli anni cinquanta, venne ulteriormente trasformato nelle strutture dell'ampio corpo terrazzato con la sostituzione dei suoi archi interni in muratura con travi di cemento armato e relativa sostituzione del solaio di copertura con relativo adeguamento dei tre prospetti esterni al resto dell'edificio. L'intera struttura, da anni in attesa di un radicale intervento di recupero, necessitava di urgenti lavori di completamento, sebbene ultimamente sia stata effettuata la sostituzione di alcuni solai e dei tetti. Inoltre, la particolare conformazione planimetrica dell’ampio corpo aggiunto sul lato ovest, caratterizzata dalla simmetria delle aperture, ha suggerito, una volta rimossi i muri divisori interni e sostituito il solaio di copertura ad unica campata, la realizzazione di una grande sala con pavimentazione in marmo di disegno originale in marmi scelti (bianco pisanello, bardiglio imperiale, giallo di Siena) che conferivano sobrietà e grandiosità al nuovo spazio unitario della sala.

L'intervento di restauro
Nucleo originario l'intera struttura, ed ancora ben evidente, è la torre scala, attorno la quale si sviluppano gli otto locali del piano terra, a pianta centrale di forma quadrata, ed i quattro locali simmetrici a croce greca al primo piano. In stile neoclassico, rispecchia nei prospetti la tecnica decorativa dell'imitazione di elementi in stile classico. i frontoni, le paraste, le cornici ed i marcapiani, sono realizzati in stucco di colore rosso. Le facciate, simmetricamente uguali se non per piccole variazioni dimensionali, presentano al piano terra, di poco sopraelevato rispetto la quota di campagna, nella parte centrale, l'ingresso principale, il cui varco, costituito da una cornice decorativa in stucco rosso a rilievo, frontone dorico piatto sorretto da due volute e portone in legno a doppio battente, è evidenziato da un'ampia pensilina in ferro e vetro, sorretta da esili colonnine decorate in ghisa. Lateralmente, simmetricamente disposte, sono presenti due finestre con cornice, frontone piatto e davanzale in pietra scanalato. Al primo piano, sopra un evidente cornicione marcapiano ed in corrispondenza della porta d'ingresso, si trova un'ampia finestra ad arco incorniciata lateralmente da due paraste doriche scanalate sormontate da un frontone piatto e lateralmente, due piccole terrazze ad angolo praticabili con arretrate porte/finestre, definite da cornice decorativa in stucco rosso a rilievo e frontone dorico piatto. Completa l'intera composizione l'alto corpo centrale della scala, ancora più arretrato, illuminato da piccole terne di finestre incorniciate, e coperto dal tetto a falde inclinate con tegole rosse. Ne alterano la pianta originaria i due corpi aggiunti successivamente. l'ampio locale terrazzato, delimitato da alte paraste doriche d'angolo, è costituito da finestre allineate ed una porta d'accesso in perfetto stile mimetico con le altre; l'atro corpo aggiunto, al piano terra, è costituito da piccole finestre arcate ed un autonomo portoncino d'ingresso, al piano ammezzato, da quattro balconcini. Tutti gli infissi sono in legno di castagno, la muratura è in condizioni degradate, l'intonaco in ampie zone è completamente caduto. Vaste sono le zone soggette ad umidità di risalita, ad infiltrazioni per la rottura di pluviali e ad infiltrazioni per mancanza di buona impermeabilizzazione dei solai. Il nucleo originario si compone di un piano terra e di un primo piano. Il piano terra ad una quota di 0,75 m., ha nove locali di cui sei della superficie di 24 mq, due ambienti della superficie di mq 45 con accesso al pianterreno del corpo di fabbrica laterale verso sud, oltre l'ampia cassa di scala di 46 mq che si eleva al disopra dei tetti degli ambienti del primo piano e dalla cui sommità delle quattro pareti riceve luce mediante dodici finestrini. La scala ha due rampe, ciascuna della lunghezza di 5,45 m e della larghezza di 1,15 m costituite da travi di ferro e gradini in legno munite di ringhiera in ferro. L’accesso al primo piano, a quota 6,50 m., avviene attraverso un ballatoio in legno ricorrente intorno le pareti della cassa di scala; si compone di quattro locali di cui due di superficie utile di circa 46 mq e gli altri, due di ampiezza di circa 24 mq. Al livello del pavimento del primo piano vi sono quattro terrazze in corrispondenza dei quattro angoli del fabbricato e le due terrazze verso il lato occidente che comunicano sulla grande terrazza a copertura del corpo di fabbrica secondario ubicato frontalmente al lago. Il corpo di fabbrica posto sul lato occidentale, adibito a salone per conferenze, è costituito dal solo piano rialzato; copre una superficie complessiva di 220 mq circa e comunica all'esterno mediante tre gradinate. Il corpo di fabbrica secondario sul lato est è costituito da n. 6 locali al pianterreno e da n. 4 locali al piano ammezzato, oltre la cassa di scala. Si accede direttamente dall'esterno, ma anche attraverso i locali del corpo di fabbrica centrale. Il piano terra è formato da un locale di 10 mq circa adibito a deposito, da un vano di 15 mq circa destinato a Cappella con altare di marmo, da androne centrale di 24 m circa, da un locale di 14 mq adibito a garage, da altro locale pure di 14 mq nel quale sono ricavati i servizi igienici ed infine da un locale di 15 mq che è suddiviso in box per docce. Al piano ammezzato si accede dalla scala di marmo con ringhiera in ferro a quattro stanze, ciascuna della superficie utile di circa 15 mq. Detti vani, mediante aperture, comunicano con un locale di maggiore dimensioni, mentre una scala chiocciola in ferro da accesso al terrazzo di copertura delle stanze. L’edificio non ha subito danni rilevanti in seguito al terremoto del 1980 ed agli eventi bradisismici successivi e non mostra nei paramenti murari quadri fessurativi causati da cedimenti differenziali delle fondazioni. Le condizioni di degrado derivavano pertanto essenzialmente da uno stato di abbandono e dalla totale mancanza di manutenzione, che hanno comportato il crollo di alcuni tetti di copertura, infiltrazioni meteoriche, umidità di risalita, degrado delle murature, distacco di intonaci e stucchi, danneggiamento delle pavimentazioni, degli elementi in ghisa ed in ferro, degli elementi lignei della scala e degli infissi. Le strutture portanti dell’edificio sono in muratura costituita da pietre squadrate in tufo giallo napoletano allettate con malta di calce idraulica e pozzolana. Le fondazioni sono del tipo diretto: muratura continua nella zona sud; sistema di scarico su volte ed archi continui in muratura poggianti su una palificata in travi di castagno, nella zona centrale. La muratura delle facciate, composta da filari di tufo, presenta forme di alterazione quali efflorescenze, ampi distacchi dello stucco su muratura e marcapiani, fenomeni di dilavamento e, in corrispondenza delle pluviali, microalghe e vegetazione. l'evidente polverizzazione delle malte fra le intercapedini; ciò è probabilmente da attribuire a normali fenomeni di corrosione per l'uso di malte scadenti e la vecchia età del fabbricato. Il fenomeno di corrosione ha "interessato" in maniera molto evidente anche le "poutrelles" reggenti gli aggetti dei balconi del corpo sud; in questo caso, laddove lo stato di corrosione lo consenta, si potrebbero recuperare le travi succitate cospargendole di liquidi a base di soluzioni chimiche che arrestino il fenomeno di polverizzazione del ferro - per tali tipi di interventi di carattere non strutturale la loro eseguibilità varia, ovviamente, soltanto in base allo stato di danneggiamento superficiale del manufatto. Nel suo insieme, il fabbricato non presentava un preoccupante stato fessurativo ma una diffusa fatiscenza generale dovuta alla forte presenza di umidità: elemento non trascurabile e sicuramente determinante, nell'acuirsi del fenomeno di degradazione in atto nella struttura della Villa. Le infiltrazioni, che hanno causato non pochi fenomeni di muffa, sono state causate da ascese verticali d'acqua dalle fondazioni e dal vicino lago. Nelle sale interne, ed in particolare nei solai, le zone di umidità sono localizzate ove, all'esterno, si presentano depositi d'acqua piovana stagnante; ciò è determinato sia da mancata deflussione delle acque piovane dal terrazzo di copertura, sia da infiltrazioni. Anche i fenomeni dovuti a traspirazioni di umidità (variazioni igrometriche), danno luogo a fessurazioni di carattere alternativo. A tutti sono note le soluzioni di continuità nelle superfici di contatto fra materiali di varia natura quando talun d'essi è molto sensibile ai fenomeni igrometrici fra il legno ad esempio, ed il materiale murario. Nei fabbricati su fondo argilloso, con il piano fondale a poca profondità, le dilatazioni e le contrazioni del sottosuolo si propagano al sovrastante edificio. I terreni sabbio-argillosi o argillo-sabbiosi, infatti, durante la stagione secca si contraggono subendo notevoli fenditure verticali cui fanno riscontro le fessurazioni delle strutture murarie su essi incombenti. Invece durante la stagione umida il terreno si dilata chiudendo le fenditure e con esse, almeno in parte, le fessurazioni murarie. All'interno delle sale non si riscontra un quadro fessurativo causato da cedimenti fondali o particolari disomogeneità di materiali. In totale assenza di cordoli di collegamento (orizzontali), la struttura ha subito rimaneggiamenti dovuti a variazioni planimetriche e persino all'aggiunta di un'ala di fabbricato. A tali considerazioni si è giunti notando innanzitutto la differenza di erosione dei materiali interni e di facciata, oltre all'evidente diversità di mantenimento delle murature ed all'uso non omogeneo delle strutture orizzontali in acciaio e legno: ciò sta a dimostrare che, probabilmente, il fabbricato ha subito nel corso della sua vita non pochi avvicendamenti, o comunque manomissioni, che hanno determinato una disomogeneità delle strutture. Procedendo dunque ad una schematizzazione statica del fabbricato, riportandone il quadro fessurativo completo, si evince che il manufatto architettonico, nel suo insieme, non è interessato da una particolare condizione di depressione nelle strutture verticali, e non si riscontrano dissesti nei maschi murari tali da poter condizionare la geometria originaria della struttura. Le facciate sono tutte intonacate e presentano al piano terra alcune lesene angolari con funzione di ornamento. I solai esterni di copertura non ancora sostituiti (corpo sud) erano tutti interessati da infiltrazioni di acqua piovana dovute ad una insufficiente impermeabilizzazione e presentavano un preoccupante stato di abbandono che favorisce il degrado interno di tutta la struttura. Per quanto concerne, infine, lo stato del legno delle scale e del ballatoio, questo risultava degradato e danneggiato da usura ed umidità. I precedenti lavori di sostituzione dei solai (risalenti a fine anni Novanta) hanno definitivamente cancellato le precedenti pavimentazioni: nella grande sala era presente un pavimento lapideo di disegno originale con marmi scelti (bianco pisanello, bardiglio imperiale, giallo di Siena). Nel corpo aggiunto a sud, al piano terra ed ammezzato, erano rimaste solo alcune insignificanti tracce di mattonelle di cemento e maioliche. I prospetti sono intonacati, più o meno decorati con un’ alta zoccolatura bocciardata lungo tutto l'edificio, lesene agli angoli del locale terrazzato, marcapiani orizzontali, cornicioni aggettanti. La parte centrale dei prospetti, presenta al primo piano una ampia finestra ad arco incorniciata lateralmente da due paraste scanalate con capitelli dorici e sormontate da un frontone piatto. I restanti balconi e finestre hanno solamente semplici scanalature laterali e frontoni piatti. I varchi d'ingresso principale sono costituiti da un portone in legno con cornice in stucco rosso a rilievo e frontone dorico piatto sorretto da due volute. Un ingresso è segnalato da una pensilina in ghisa e vetro. L'interno dell'edificio si presentava alquanto sobrio. Unici stucchi presenti erano costituiti da cornici a rilievo poste intorno le porte di transito, frontoni sostenuti da volute sopra le porte del primo piano e marcapiani orizzontali nella parte alta dei muri del corpo scala, in corrispondenza delle capriate esterne. Al di sotto dell'intero edificio, ad esclusione del corpo aggiunto a diretto contatto con il terreno, era già presente un vespaio ventilato, costituito da archi continui di muratura poggianti su di una palificata in travi di castagno, che innalzava la quota di calpestio del piano terra di circa 75 cm dalla quota di campagna. L’intervento di restauro dell'Ostrichina, è iniziato qualche anno fa con lavori finanziati dal Ministero BB.AA.CC. inerenti il miglioramento statico delle strutture portanti verticali, attraverso la sostituzione degli elementi portanti orizzontali ed il rinforzo delle murature nelle zone di piattabanda e di cordolo, la sostituzione degli orizzontamenti nel corpo principale e nella parte aggiunta occidentale (sostituzione dei fatiscenti solai in putrelle di acciaio e tavelloni con travetti prefabbricati precompressi in c.a. e laterizi), il rifacimento della copertura lignea (parte piana e falde) sull’ambiente scala del corpo principale e sui quattro locali confinanti, nel rispetto della tipologia lignea originaria. La struttura di copertura del vano scala è costituita da un tetto a quattro falde appoggiato sul perimetro rettangolare dell’ambiente (circa 8.00x6.40 m). La struttura portante è costituita da due capriate principali ortogonali, da quattro puntoni d’angolo e da un’orditura minore a sostegno delle quattro falde di tegole. Le capriate sono del tipo composto e sono costituite da puntoni, catene, monaco e saettoni che poggiano sui muri perimetrali. La funzione dei saettoni è quella di ridurre la luce dei puntoni e quindi le sollecitazioni di flessione. I saettoni insieme al monaco formano un sistema reticolare secondario interno al sistema reticolare principale costituito dal triangolo dei puntoni e della catena. I puntoni e la catena sono realizzati con travi di castagno di sezione circolare di diametro medio 22 cm, mentre il monaco e i saettoni hanno rispettivamente sezioni circolari medie di 30 cm e 15 cm. Le capriate insieme ai puntoni d’angolo sostengono una sovrastruttura composta da un tavolato ricoperto di guaina impermeabilizzante, solettina di calcestruzzo alleggerito e ricopertura in tegole piane. Alla quota di imposta del tetto, è stato rifatto il solaio piano in travi di legno e panconcelli. Analogamente è stata realizzata la sostituzione delle strutture di copertura dei quattro vani confinanti con quello della scala. Tali coperture sono costituite da tetti a tre falde e da sottostante solaio piano in travi di legno e panconcelli. Gli impalcati in legno realizzati (con estradosso alla quota di base dei tetti a falde), hanno struttura portante costituita da travi in legno di castagno a sezione circolare con diametro medio pari a 25 cm; le travi, con interasse di 90 cm circa, sono appoggiate sui muri perimetrali nel senso minore della luce, in aderenza allo schema statico originario che è stato integralmente riproposto. L’ampio corpo aggiunto sul lato ovest (circa 20x12 m), è costituito dal solo piano terra e coperto a terrazza per tutta la sua estensione. La sua particolare conformazione planimetrica, caratterizzata dalla simmetria delle aperture, ha suggerito, una volta rimossi i muri divisori interni e sostituito il solaio di copertura ad unica campata, la realizzazione di una grande sala con pavimentazione in marmo di disegno originale. I marmi scelti (bianco pisanello, bardiglio imperiale, giallo di Siena) sono stati adottati in sostituzione dei preesistenti e variegati pavimenti in mattonelle di cemento e graniglia, conferendo nel contempo sobrietà e grandiosità al nuovo spazio unitario della sala. Questo parziale restauro si è concluso poi con l’inaugurazione del Salone, che ha consentito l’apertura della mostra Nova Antiqua Phlegraea, a cura della Soprintendenza Archeologica di Napoli. Esternamente la fabbrica si presentava in pessime condizioni con vasti distacchi di intonaci e stucchi. Per vari anni le acque piovane sono penetrate all'interno in quanto i solai di copertura erano sfondati. Gli infissi sono inesistenti e sono rilevabili solo alcuni telai e controtelai. Il ferro dei solai del corpo aggiunto a sud risulta molto ossidato e minaccia la stabilità dell'intera struttura. Parzialmente consolidata da precedenti interventi, l’Ostrichina necessita di una accurata revisione delle fondazioni e delle strutture portanti di calpestio a piano terra, costituite da volte in muratura, stirate, che creano una intercapedine di circa 1,5 m di isolamento dal sottostante livello medio delle acque del lago. Nonostante tale accorgimento, è presente un diffuso fenomeno di umidità di risalita lungo le pareti portanti che va eliminato adottando il criterio di sbarramento chimico nelle murature. Il progetto di completamento nel suo insieme prevedeva l’adeguamento dei locali a sala conferenze, videoteca, biblioteca ed emeroteca per una utilizzazione dell’immobile a fini turistico-culturali e di interesse pubblico quali: manifestazioni, convegni, mostre, etc., oltre a dotarla di spazi idonei per servizi e ristoro necessari per lo svolgimento di tali funzioni in modo ottimale. Il progetto di restauro ha rispettato in pieno le peculiarità architettoniche dell'edificio pur dotandolo di tutti gli impianti necessari per la destinazione suindicata. I servizi e gli ambienti destinati ad uffici ed all'amministrazione della struttura, infatti, sono stati ubicati nel corpo di fabbrica aggiunto a lato sud. La possibilità di utilizzare gli spazi interni ed esterni dell’Ostrichina per manifestazioni, concerti, congressi, etc., integrata con le potenzialità degli spettacoli estivi previsti nell'area del parco e con specifici avvenimenti e mostre particolari, compatibili con gli spazi del Casino Reale, consentirà la realizzazione di manifestazioni nell'arco dell'intero anno, modulate secondo le necessità dei vari organismi, sia pubblici che privati. Per l'edificio si è proceduto, dunque, innanzitutto all'esame morfologico e dimensionale, con la relativa documentazione fotografica; quindi al suo rilevamento e rappresentazione grafica con una serie di elaborati in diverse scale di misura, a partire dalle planimetrie della zona in cui risiede la Villa. Si è potuto disporre in tal modo di elementi sufficienti per procedere alla formulazione di varie ipotesi progettuali, tutte compatibili con le caratteristiche dell'edificio considerato. Infatti, gli impieghi pensabili devono rispettare la particolare tipologia e risultare tali da non cancellare il significato primario e la originaria disposizione funzionale della stessa. Tra le possibili destinazioni d'uso, è stata individuata quella più rispondente alle reali esigenze funzionali della Pubblica Amministrazione: la realizzazione di un "presidio turistico" dotato di sala conferenze, videoteca e piccola biblioteca/emeroteca. I lavori di restauro hanno pertanto riguardato prevalentemente le seguenti categorie di opere così individuate:

  • Opere di consolidamento (demolizioni, consolidamento statico, tompagnamenti, rinforzi strutturali in ferro, risanamento murario, opere in cemento armato, opere murarie, coperture, elementi parietali e decorativi, massetti e pendenze, tegole e lastre, impermeabilizzazioni, pluviali, intonaci esterni ed interni, pavimentazione interna ed esterna, rivestimenti, infissi interni ed esterni, opere in ferro, etc.);
  • Opere di impiantistica igienico-sanitaria e di adeguamento (impianto idrico, fognario, impianti elettrici e telefonici, impianti termici e di condizionamento, antincendio, di segnalazione ed antifurto, di ascensore, apparecchiature di controllo accessi e percorsi, impianti informatici a videodischi, etc.);
  • Opere di allestimento (apparecchi e corpi illuminanti, condizionatori, apparecchiature per la rilevazione di condizioni ambientali).

Il consolidamento delle esistenti strutture in muratura è stato elaborato secondo le modalità del “miglioramento”, così da essere rispettoso del comportamento strutturale e dello schema statico della fabbrica, migliorando  la resistenza dei singoli elementi con operazioni mirate che tengano altresì conto delle esigenze poste dalla destinazione d’uso futura che avrà il complesso. Le opere previste non producono alterazioni allo stato di equilibrio globale delle strutture esistenti, né alterazioni sostanziali dello schema strutturale del fabbricato. Con tali interventi si intende pertanto incrementare la risposta delle strutture alle azioni sismiche: vengono , infatti, migliorati i vincoli tra i vari maschi murari ed i nuovi solai che costituiscono elementi dotati di elevata rigidezza nel proprio piano cosicché possono trasmettere le azioni orizzontali dovute al sisma a tutti gli elementi resistenti. La presenza dei collegamenti perimetrali  migliora, inoltre, la distribuzione dello stato tensionale sulle murature. In relazione alle condizioni di degrado e dissesto sono stati progettati una serie di interventi di consolidamento e di risanamento, nonché alcune opere strutturali per il rifacimento di solai in particolari condizioni di degrado ai fini dell’adeguamento del complesso edilizio alle previste nuove destinazioni d’uso. Inoltre sono state previste tutte quelle opere di consolidamento indispensabili per poter assicurare una corretta risposta alle azioni dovute al sisma, senza alterare la configurazione originaria della fabbrica. Lo schema strutturale esistente è costituito da maschi murari, disposti in modo sufficientemente regolare, ai quali è demandato il compito di sopportare i carichi trasmessi dai solai e dai tetti di copertura. Nelle strutture in muratura non si sono riscontrati dissesti dovuti a cedimenti fondali. Le murature sono costituite da elementi di tufo e malta tradizionale, e presentano tuttora sufficienti capacità di resistenza: non sono presenti dissesti in atto con particolari riguardo a fenomeni di schiacciamento : i muri presentano globalmente un sufficiente grado di ammorsamento. Le condizioni delle murature sono tali da consentire la conservazione delle strutture esistenti: solo in alcune zone per particolari e puntuali condizioni di degrado, è necessario procedere ad opere di sostituzione muraria, previa demolizione e successiva demolizione. L’edificio è stato inoltre oggetto in tempi recenti di alcuni interventi strutturali con la sostituzione di nuovi solai in c.a. e la posa in opera di piattabande in c.a. Gli interventi strutturali eseguiti, così come indicati nelle tavole di progetto, sono stati i seguenti:

  • integrazioni murarie laddove le carenze statiche delle connessioni murarie o dei maschi murari lo richiedono sia per condizioni di degrado;
  • sostruzione muraria laddove le carenze della muratura sono evidenti e  ripristino delle connessioni murarie con cuciture localizzate, ove necessario;
  • Sarcitura di lesioni isolate, ove presenti, mediante operazione di cuci e scuci e/o posa in opera di rete elettrosaldata ancorata alle murature con tondi in acciaio e  betoncino dello spessore minimo di 3 cm;
  • formazione di una soletta in c.a. su alcuni locali al piano terra, al fine di consentire una migliore ridistribuzione dei carichi;
  • posa in opera di nuove piattabande e consolidamento delle aperture esterne.Le piattabande sulle aperture interne saranno formate da profilati metallici o in c.a., come indicato nei grafici; le aperture esterne saranno consolidate con perforazioni armate inclinate;
  • sostituzione dei fatiscenti solai profilati metallici e laterizi con nuovi solai della stessa tipologia, con connettori a piolo e soletta collaborante, collegati alle murature con cordoli parziali in c.a.;
  • realizzazione delle opere necessarie all’inserimento del  vano per l’ascensore, con nuovi solai in c.a. e consolidamento della volta al piano terra (ove sarà inserita la fossa dell’ascensore) con posa in opera di rete elettrosaldata chiodata alle murature e betoncino dello spessore di 3 cm;
  • consolidamento della scala interna;
  • realizzazione di una nuova scala di sicurezza con profilati metallici.

A questo scopo, sono state eseguite le seguenti opere: un vespaio areato al di sotto del piano di calpestio del solo corpo aggiunto a sud e la bonifica di tutte le murature dall’umidità di risalita a mezzo di barriera impermeabilizzante e di intonaco traspirante per l’intero piano terra fino ad una altezza di 3,50 m; il consolidamento delle murature con la tecnica dello scuci e cuci e la sostituzione di vecchie piattabande su finestre e vani di passaggio; la sostituzione dei vecchi solai in ferro del corpo aggiunto (quota 3,50 m e 6,50 m) con nuovi profilati IPE 160; la realizzazione di un nuovo solaio con travetti prefabbricati precompressi in c.a. e laterizi nel corpo centrale (quota 3.50 m) per la realizzazione di un locale tecnico ove ubicare le macchine dell’impianto termico; il consolidamento della scala interna in ferro; sostituzione di tutti gli infissi interni ed esterni in legno di castagno secondo il disegno originario; nuove controsoffittature in cartongesso in tutti i locali per nascondere le canalizzazioni degli impianti; nuove pavimentazioni in marmo al piano terra del corpo principale ed in cotto al piano ammezzato (quota 3,50 m) e al piano primo (quota 6,50 m); nuova impermeabilizzazione e pavimentazione sulle terrazze; la reintegrazione di stucchi e cornici interne ed esterne alle aperture; l’adeguamento dell’immobile ai portatori di handicap con realizzazione di due simmetriche rampe di accesso ed impianto ascensore per raggiungere il piano superiore (quota 6,50 m); nuovi locali igienici; la realizzazione di due bocchette esterne di areazione impianti sulla parete lato est.

 

©2013 NaDD