La leggenda del rag¨
La leggenda legata al famoso rag¨ napoletano, decantato anche dal grande de Filippo in una sua poesia dal titolo appunto 'o rrau'

A Napoli alla fine del 1300 esisteva la Compagnia dei Bianchi di giustizia che percorreva la cittÓ a piedi invocando "misericordia e pace".
La compagnia giunse  presso il "Palazzo dell'Imperatore" tuttora esistente in via Tribunali, che fu dimora di Carlo, imperatore di Costantinopoli e di Maria di Valois figlia di re Carlo d'Angi˛. All'epoca il palazzo era abitato da un signore che era nemico di tutti, tanto scortese quanto crudele e, che tutti cercavano di evitare. La predicazione della compagnia convinse la popolazione a rappacificarsi con i propri nemici, ma solo il nobile che risiedeva nel "Palazzo dell'Imperatore" decise di non accettare l'invito dei bianchi nutrendo da sempre antichi e tenaci rancori. Non cedette neanche quando il figliolo di tre mesi, in braccio alla balia sfil˛ le manine dalle fasce ed incrociandole grid˛ tre volte: "Misericordia e pace".
Il nobile era accecato dall'ira, serbava rancore e vendetta, ed un giorno la sua donna, per intenerirlo gli prepar˛ un piatto di maccheroni. La provvidenza riempý il piatto di una salsa piena di sangue. Finalmente commosso dal prodigio, l'ostinato signore, si rappacific˛ con i suoi nemici  e vestý il bianco saio della Compagnia.
Sua moglie in seguito all'inaspettata decisione, preparo' di nuovo i maccheroni, che anche quella volta come per magia divennero rossi. Ma quel misterioso intingolo aveva uno strano ed invitante profumo, molto buono ed il Signore nell'assaggiarla trov˛ che era veramente buona e saporita.
La chiam˛ cosý "ra¨" lo stesso nome del suo bambino.

O 'rra¨, la poesia di Eduardo
Eduardo De Filippo rende omaggio, con una sua poesia al rag¨ napoletano nella sua commedia Sabato, domenica e lunedý.

'O 'rra¨
'O rra¨ ca me piace a me
m' 'o ffaceva sulo mammÓ.
A che m'aggio spusato a te,
ne parlammo pŔ ne parlÓ.
io nun songo difficultuso;
ma luvÓmmel' 'a miezo st'uso

Sý,va buono:cumme vu˛ tu.
M˛ ce avÚssem' appiccecÓ?
Tu che dice?Chest' 'Ŕ rra¨?
E io m' 'o   mmagno pŔ m' 'o mangiÓ...
M' ' a faja dicere na parola?...
Chesta Ŕ carne c' ' a pummarola

La ricetta

Il rag¨ non Ŕ la carne ca' pummarola. come recita la poesia di Eduardo.
Non Ŕ di facile realizzazione ed inoltre per essere saporito come quello della mamma del de Filippo richiede una lunghissima cottura.
Attualmente si usa chiamare rag¨ un sugo di pomodoro nel quale si Ŕ cotta della carne.
Il rag¨, come recita Eduardo,veniva cotto su di una fornacella a carbone e doveva cuocere per almeno sei ore!
La pentola in cui si dovrebbe cuocere Ŕ un tegame di creta largo e basso, e per rimestarlo occorre  la cucchiarella di legno.
Il rag¨ napoletano Ŕ il piatto tipico domenicale e base per altre pietanze altrettanto saporite, come ad esempio la tipica lasagna che a Napoli viene preparata con il ben di Dio durante il periodo di Carnevale.

Ingredienti:
- 1 kg. di spezzatino di vitello,
- 2 cipolle medie,
- 2 litri di passata di pomodoro,
- un cucchiaio di concentrato di pomodoro,
- 200 gr. di olio d'oliva,
- 6 tracchiulelle ( ovverosia le costine di maiale),
- 1/4 di litro di vino rosso preferibilmente di Gragnano,
- basilico,
- sale q.b.

Esecuzione:
E' consigliabile preparato il giorno prima mettendo la carne nel tegame, unitamente alle cipolle affettate sottilmente e all'olio. Carne e cipolla dovranno rosolare  insieme: la prima facendo la sua crosta scura, le seconde dovranno man mano  appassire senza bruciare.
Per ottenere questo risultato, bisogna rimanere ai fornelli e sorvegliare la vostra "creatura", pronti a rimestare con la cucchiarella di legno,e bagnare con il vino, appena il sugo si sara' asciugato: le cipolle si dovranno consumare, fino quasi a dileguarsi. Quando la carne sarÓ diventata di un bel colore dorato, sciogliete il cucchiaio di conserva nel tegame e aggiungete la passata di pomodoro.
Regolate di  sale e mettete a cuocere a fuoco bassissimo, il rag¨ dovrÓ, come si dice a Napoli,  pippiare parola onomatopeica che ben descrive il suono del rag¨ che cioŔ dovrÓ sobbollire a malapena a quel punto coprirete con   un coperchio sul tegame, senza chiuderlo del tutto.
Il rag¨ adesso dovrÓ cuocere per almeno tre ore,  di tanto in tanto rimestatelo facendo attenzione che non si attacchi sul fondo.


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