Osservatorio Vesuviano

L'Osservatorio Vesuviano, il più antico osservatorio vulcanologico del mondo, fu fondato nel 1841 da Ferdinando II, Re delle Due Sicilie. La sua realizzazione fu resa possibile dall'atmosfera di entusiasmo per la scienza, che si respirava a Napoli negli anni trenta del secolo scorso. La storia affascinante dell'Osservatorio Vesuviano è strettamente intrecciata con quella della città, con la quale esso ha condiviso momenti di fulgore, alternati a periodi di declino.

"Signori, in un secolo in cui l'uomo intende così vittoriosamente a strappare dal seno della natura i suoi più riposti ed intimi segreti, era della più grande ed urgente importanza l'erezione di un Osservatorio deputato particolarmente allo studio attuale e pratico della meteorologia e della fisica terrestre". (Melloni, 1845: Discorso per l'inaugurazione dell'Osservatorio Meteorologico Vesuviano).

L'edificio storico dell'Osservatorio Vesuviano, elegante opera dell'architetto Gaetano Fazzini, è ubicato sul Colle del Salvatore, a 609 m. di altezza, tra Ercolano e Torre del Greco. La posizione scelta era particolarmente favorevole perché quel luogo, dove già si trovavano una chiesetta ed un eremo risalenti al '600, non era mai stato danneggiato dalle eruzioni che si verificavano con grande frequenza al Vesuvio, dopo la grande eruzione del 1631.
Primo direttore dell'Osservatorio Vesuviano fu Macedonio Melloni, una delle personalità più importanti a livello internazionale nel campo della fisica sperimentale. Le sue ricerche riguardarono, in particolare, lo studio della propagazione del calore e del campo magnetico terrestre.
L'inaugurazione dell'Osservatorio avvenne il 28 settembre 1845, durante il Settimo Congresso degli Scienziati Italiani; il discorso inaugurale fu pronunziato dallo stesso Melloni.

"Signori, noi abbiamo rapiti i fulmini al cielo; ma quel che è e quel che segue a poca profondità sotto questa terra che tutti calpestiamo e dove tutti abbiamo vita e morte, è ancora un gran mistero per noi. I)io mi guardi di presumere tanto di me stesso, ch'io ardisca promettermi di sollevare questo grave velo, dove mani sterminate più vigorose sentirono pur troppo la loro impotenza!" (Melloni, 1845: Discorso per l'inaugurazione dell'Osservatorio Meteorologico Vesuviano).

La costruzione dell'Osservatorio fu completata nel 1848; solo pochi mesi dopo, per ragioni politiche, Macedonio Melloni fu destituito dalla carica di direttore.
Il suo successore, nel 1852, fu il fisico Luigi Palmieri, a quel tempo Professore di Filosofia all'Università di Napoli e Ricercatore in Geofisica e Vulcanologia. Egli dotò l'Osservatorio di una torretta meteorologica e, grazie al suo impegno, la nuova struttura entrò definitivamente in funzione.
Così Palmieri si espresse a proposito dell'origine dell'Osservatorio:

"L'Osservatorio, nel suo impianto, come si vede dalla lapide apposta all'ingresso, fu detto meteorologico vesuviano, perché in quel tempo si giudicava che dovesse essere singolarmente ordinato allo studio delle turbazioni atmosferiche (tra cui le magnetiche), indotte dal vicino vulcano. Ma a me parve, che senza trascurare le osservazioni quotidiane dell'atmosfera, l'Osservatorio dovesse avere la importante missione di esplorare tutti i fenomeni vesuviani ...".

Luigi Palmieri costruì il primo sismografo elettromagnetico della storia, con il quale intendeva "rendere palesi i più piccoli moti del suolo registrandoli sulla carta, e indicandone la natura, la forza e la durata."
Egli, per primo, osservò il tremore armonico, dovuto alle oscillazioni e al degassamento del magma nel condotto, e comprese che tale fenomeno poteva essere utilizzato per prevedere le eruziom: cominciò così la speranza di poter predire le eruzioni.
I successori di Melloni e Palmieri alla guida dell'Osservatorio furono Eugenio Semmola, Raffaele Vittorio Matteucci e Giuseppe Mercalli; quest'ultimo, ideatore dell'omonima scala di intensità sismica, basata sugli effetti provocati dalle scosse, compilò la prima classificazione moderna delle eruzioni vulcaniche. Seguirono Ciro Chistoni ed Alessandro Malladra.
Nel 1937 fu nominato direttore Giuseppe Imbò, il quale potenziò la strumentazione esistente sul vulcano, riallacciandosi agli antichi obiettivi di Melloni e Palmieri, di prevedere le eruzioni. Egli predispose strumenti per una serie di osservazioni sismologiche, magnetiche, elettriche e radioattive, che voleva effettuare con continuità, nella speranza di predire l'eruzione finale del cielo iniziato nel 1913.
Imbò, con l'ausilio del sismografo e delle osservazioni visive dell'attività del Vesuvio, riuscì a prevedere l'inizio dell'eruzione del 1944; ne informò le autorità, suggerendo agli Alleati di sgomberare il campo di aviazione di Terzigno esposto alla caduta di ceneri e pomici, senza essere per altro ascoltato.
L'eruzione iniziò il 18 marzo del 1944 e continuò fino ai primi giorni di aprile:

"La mattina del 23 marzo le cittadine della zona vesuviana avevano assunto un aspetto irreale, mutando la dolce mollezza dei campi che le circonda in un mitico e trasfigurato paesaggio che non sembrava appartenere a questo mondo, ma ad un universo sconosciuto all'uomo. Dalla notte il concetto principale del Vesuvio aveva cominciato ad eruttare senza interruzione una pioggia di cenere, che pareva cadesse veramente dal cielo, tutto ingombro di una nuvolaglia dalla tinta uniforme, tendente al rosa che rischiarava l'atmosfera in un albore soprannaturale e solenne". (Michele Prisco, Figli difficili).

Imbò fu direttore fino al 1970, anno in cui iniziò la prima fase ascendente del bradisisma flegreo, fenomeno che focalizzò l'attenzione degli scienziati sulla dinamica della caldera flegrea e sull'elevato rischio vulcanico dell'area.
Al presente, l'Osservatorio Vesuviano è un ente di ricerca pubblico, che ha come obiettivi prioritari la ricerca vulcanologica e la sorveglianza dei vulcani attivi.
L'Osservatorio Vesuviano collabora con la Prefettura di Napoli e il Dipartimento di Protezione Civile per la stesura e l'aggiornamento dei "piani di emergenza" delle aree vesuviana e flegrea.
L'edificio storico dell'Osservatorio Vesuviano è sede di un Museo di vulcanologia, che ospita diverse migliaia di studenti all'anno provenienti sia dalle aree limitrofe che da tutto il mondo, e che rappresenta un centro di divulgazione fondamentale sul rischio vulcanico.

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OSSERVATORIO VESUVIANO
1841

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Ignoto. Eruzione del Vesuvio XIX secolo
Museo dell'Osservatorio Vesuviano

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Ignoto. Eruzione del Vesuvio del 15 Febbraio 1829
Museo dell'Osservatorio Vesuviano

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Ignoto. Eruzione del Vesuvio dell'8 Febbraio 1850
Museo dell'Osservatorio Vesuviano

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Luigi Gentile. Eruzione del Vesuvio dell'11 marzo 1820
Museo dell'Osservatorio Vesuviano

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Ignoto. Eruzione del Vesuvio del XIX secolo
Museo dell'Osservatorio Vesuviano

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Ignoto. Eruzione del Vesuvio del 1834
Museo dell'Osservatorio Vesuviano

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Ignoto. Eruzione del Vesuvio del 1834
Museo dell'Osservatorio Vesuviano

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Ignoto. Eruzione del Vesuvio del 1822
Museo dell'Osservatorio Vesuviano

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Ignoto. Eruzione del Vesuvio del 1822
Museo dell'Osservatorio Vesuviano

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Ignoto. Eruzione del Vesuvio del 1810
Museo dell'Osservatorio Vesuviano

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Orlando Fischetti. Eruzione del Vesuvio del 25 Ottobre 1805
Museo dell'Osservatorio Vesuviano

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Orlando Fischetti. Eruzione del Vesuvio del 18 Dicembre 1919
Museo dell'Osservatorio Vesuviano

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Orlando Fischetti. Eruzione del Vesuvio del 18 Dicembre 1919
Museo dell'Osservatorio Vesuviano


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