Renato Iacente
SCULTO-PITTORE

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La Storia dell’Arte del secondo Novecento è stata spesso segnata da una netta contrapposizione tra il figurativo, teso alla riproduzione della realtà, e le nuove tendenze che pongono al centro dell’esperienza artistica l’artista stesso, impegnato a produrre una propria espressività che può svilupparsi dal proprio inconscio come pure dalla sua personale visione del mondo. Nell’ambiente artistico partenopeo, dove è ancora la tradizione classica a dominare condizionando i gusti del pubblico e determinando i facili successi dei suoi seguaci, per gli artisti "non allineati" la vita può essere molto difficile. Ma un vero artista non si piega alle convenzioni, costi quel che costi in termini di esclusioni dal circuito, sicuro che il tempo gli darà ragione.

Ne è un esempio Renato Iacente napoletano, già insegnante di materie artistiche, che negli ultimi quarant’anni è passato attraverso le più diverse esperienze moderniste quali il neoespressionismo, l’informale e la pop art, giungendo ad uno stile di sintesi che mai smentisce le tematiche di fondo: il rapporto tra l’uomo e la tecnologia. In molte delle sue opere appaiono assemblaggi tra meccanismi vari che si fondono con figure antropomorfe.

E un discorso ambivalente quello di Iacente. Da un lato eleva a dignità artistica la moderna tecnologia, dall’altro la estende all’uomo stesso prefigurando, con dosata ironia, scenari futuri nei quali la scienza sarà in grado di sostituirsi o di integrarsi alla natura producendo creature mostruose. Salvo poche eccezioni le opere di Renato Iacente sono caratterizzate da una prevalenza del nero quale simbolo di un pessimismo non solo cosmico, ovvero riguardante il destino dell’uomo, ma anche più semplicemente sociale, ovvero riferito al rapporto tra l’artista e la collettività contraddistinto da una reciproca incomprensione che il pittore avverte come una condizione di disagio. Tradotto su tela lo stato d’animo di Iacente si esprime in figure angosciate e snaturate, sfinite nello sforzo di lanciare un ultimo grido d’allarme che forse nessuno raccoglierà. E qui la delusione di un uomo e di un’artista sensibile capace di individuare i grandi meccanismi che regolano il mondo contemporaneo. Tra i suoi quadri migliori quello in cui si assiste a una singolare associazione di immagini tra una seduzione erotica e una seduzione pubblicitaria. E in un altro Iacente già prevede la rottamazione per i non consumatori che nessuno ha interesse di sedurre.

Domenico Raio


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