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ANTONELLA STEFANUCCI
- PRIMA PARTE -

Rosa Panaro fu inserita nell’ambito delle serate dedicate ad un artista nella Saletta Rossa della Libreria Guida a Port’Alba. Alla serata del 6 marzo, che appunto la riguardava, la Panaro chiese a Giorgio Di Genova di essere presente per parlare del suo lavoro. Non potendo abbandonare la  sua scrivania, in quanto impegnato a scrivere Generazione terzo decennio, Di Genova le inviò una testimonianza scritta in forma di lettera, che  fu letta in quell’occasione dalla figlia Antonella, che è attrice. Tale testimonianza stigmatizzava i comportamenti degli artisti napoletani, sempre l’un contro l’altro armato, per metterla in guardia. E' pubblicata in Artisti a Napoli. Progetto Arte, Alfredo Guida Editore, Napoli 1997.

Cara Rosa,
mi inviti a venire a dire due parole sul tuo lavoro alla serata che ti viene dedicata da Guida a Port'Alba.
Nel ringraziarti per avere pensato a me, devo tuttavia declinare il tuo invito per cause di forza maggiore. La tirannia del mio lavoro di storico (sono alle prese con un nuovo libro: il sesto in sei anni) non mi lascia spazio per le cose che amerei fare. E ti confesso che questa rimpatriata a Napoli mi attirava non poco.
Avrei potuto così rivedere gli amici (e i nemici) che, dopo otto anni di insegnamento all'Accademia, ho lasciato nella tua città. E magari avrei potuto sollecitarli a quel dialogo che in quei lunghi anni di Accademia non sono mai riuscito ad avviare per la perenne guerriglia in atto tra gli artisti del posto, dove basta che uno faccia una mostra o s'inventi qualcosa che tutti si coalizzano contro di lui, per poi fare assieme a lui altrettanto se un altro di loro avesse la malaugurata idea di proporsi al pubblico. Il gran male della categoria degli artisti napoletani è, da un lato, la smania di protagonismo e, dall'altro lato, l'invidia per chiunque questo protagonismo mette in atto.
So per esperienza che a Napoli, città ricca di talenti e di artisti umanamente anche simpatici, non si è ancora capita una verità fondamentale: che c'è spazio per tutti in questo mondo e che se si lascia spazio agli altri si ottiene spazio, per cui tutti alla fine ci guadagnano. Artisticamente e culturalmente parlando.
Per questo sono preoccupato per te. Hai ottenuto una serata da Guida. Ti faranno a pezzi. Ti diranno: "Ma come si permette? Questa non è nessuno, pazzea con la terracotta e la cartapesta, nun sa pittà" e di peggio ancora. Anche i più napoletani non vorranno vedere la tua napoletanità, non vorranno intendere che in quello che fai c'e Napoli, ma c'è anche la creatività femminile, che si alimenta di mitologia, di fantasie, di sogni, di paure e di conseguenti aspirazioni liberatorie.
Io che sono al di fuori delle beghe napoletane posso dirti che trovo il tuo lavoro interessante, proprio per quella libertà che da esso traspira. E questo lo sai da tempo, dal lontano giorno in cui venni per la prima volta al tuo studio circa trent'anni fa (come passa il tempo. eh?).

Giorgio Di Genova

- PRIMA PARTE -


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