DOPO CIRCA VENT’ANNI INTERVISTA A ROSA

Circa vent’anni fa ti facemmo un’intervista io e Laura (oggi non presente per un impegno improrogabile), in occasione di una mostra dedicata a Lilith, l’Eva ribelle, oggi ci incontriamo per un’altra mostra sulle donne che sostennero la Rivoluzione del ‘99, il cui tema centrale è senza dubbio lotta per la libertà e il sacrificio che essa comporta. È questo lo spirito che alimenta la tua ricerca odierna?
Credo proprio di sì. Un tempo, quando ero più giovane, pensavo, anzi credevo che la ribellione fosse un atto dovuto nel percorso di liberazione, oggi, le esperienze sia personali che artistiche, condotte in questi anni, mi hanno fatto comprendere che la libertà, quella vera, quella interiore, si conquista attraverso un costante impegno e una rinnovata fede nel fare ed in nome di essa il sacrificio diventa riscatto, la fatica ricchezza, il dolore piacere.

Questo tuo nuovo modo di essere, che esprime una maturità di pensiero che serba ancora intatta la tua passione per la vita e l’azione, in che modo ha favorito il tuo lavoro e ha alimentato quella inarrestabile fantasia mista ad immediatezza sincera che ha sempre caratterizzato i tuoi lavori?
La maturità consiste nel prendere le distanze dalle cose, che non è rinuncia, ma consapevolezza di non poter manipolare gli eventi, dei quali spesso ci sfugge la dinamica e il senso. Ciò ci libera da un grosso fardello: dover a tutti i costi interrogarci, capire, agire, mostrare. Oggi sento di essere veramente libera perché non ho nulla da dimostrare. Nonostante il fisico talvolta faccia resistenza, continuo a lavorare dimenticando il tempo che scorre perché amo il mio lavoro, l’ho sempre amato più di ogni altra cosa. L’arte per me èstata ed è la vita. Le mani hanno imparato a muoversi autonomamente e liberamente a manipolare qualsiasi materia esse toccano, spinte da un indomito desiderio di creare forme e linguaggi nuovi.

Guardando le tue opere mi colpisce molto la Colonna napoletana, una sorta di obelisco istoriato, fatto di rientranze, di sporgenze, lungo le quali si muovono figurine colorate a comporre scene come in una sorta di presepe, in cui la vita si confonde con la scena, il passato con il presente, la vita con la morte. Che cosa rappresenta e qual è il suo significato?
Non mi meraviglio che tra le Erme, manipolate a nostra immagine e simbolo perenne della nostra femminilità, le colombe della guerra e della pace, che invocano messaggi di umanità, e l’albero della libertà che tende i suoi rinsecchiti rami verso l’alto, ti abbia colpito la colonna. Essa rappresenta me, la mia vita, la vita di tante donne, che trascorre inosservata e finisce nell’oblio. Lungo la sua superficie ho raffigurato momenti importanti della mia storia, in cui simbolo e realtà si confondono in un indistinto permeato di mistero. È un lavoro che risale all’87 e sul quale sono tornata nel ‘94 e nel ‘99 e forse anche negli anni a venire. Una sorta di opera aperta in cui si giustappongono quei frammenti di vita che danno il senso concreto della nostra esistenza.

Nel tuo lavoro di oggi sono molto presenti i riferimenti ad esperienze del quotidiano, mentre in passato sembravano affascinarti prevalentemente i miti. Ha un valore questa scelta?
Hai fatto una giusta osservazione: ciò che dico è vero. Ho iniziato a lavorare alla colonna, intitolata a Gennaro Serra di Cassano, dopo poco la prematura morte di mio figlio Alfredo, ed ho dedicato la statua in carta pesta della Vergine alla maternità di mia figlia Antonella. Ma in sostanza non è cambiata la mia fascinazione per il mito, soltanto che i personaggi che popolano quel mondo non sono immaginari, ma siamo noi, eroi che ogni giorno ci trasformiamo in altro, in un perenne ciclo di rinnovamento. Come l’Araba Fenice che rinasce dalle ceneri o come le mie adorate salamandre, ad ogni muta lasciamo indietro la vecchia pelle con i segni del tempo e delle sofferenze, pronti ad affrontare le nuove e affascinanti avventure che ci offre la vita.

Figlia, madre, nonna, compagna, moglie, insegnante, sempre presente in ogni lotta per i diritti umani, per la parità dei sessi, per la pace nel mondo, non hai mai trascurato il tuo lavoro, nè tradito il tuo credo nell’arte, riuscendo a ricondurre in essa i numerosi e talvolta contraddittori stimoli che ti venivano dall’esterno. Che cosa puoi dire alle giovani generazioni di artiste che sembrano ogni giorno di più perdere il coraggio delle proprie scelte?
È difficile parlare ai giovani convinti come lo eravamo noi di cambiare il mondo, ma una cosa posso dire con convinzione, di non perdere mai il rispetto e la stima di se stessi e delle proprie scelte, di lavorare con impegno e di insistere perché il riconoscimento arriverà, ed il piacere che ne deriva sarà ancora più forte perché si è vinta la sfida con se stessi prima che con gli altri.

Aurora Spinosa
Tratto da: Cd'A - Altrastampa Edizioni, 1999


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