Un "antico" pentagramma
(CRONACHE DI NAPOLI - Domenica 13 Maggio 2001)

NAPOLI - Un tuffo nella storia della nostra canzone al Gambrinus. 11 locale, tornato agli antichi splendori con la riapertura delle leggendarie sale che danno su piazza del Plebiscito, ha ospitato, in una serata musicale dedicata ai grandi autori nostrani, gli eredi di’ quanti, con le proprie melodie, hanno reso fulgida la tradizione della canzone classica napoletana nel mondo. "... e m arricordo ’e te", questo il titolo della kermesse che ha visto impegnati i discendenti di personaggi come Bovio, E.A. Mario, Gill, Capurro, Murolo, de Curtis, Nicolardi, Vian, Cioffi, Giuseppe Russo e Cutolo. Ed è cosi che i figli ed i pronipoti di coloro che hanno dato linfa vitale ad una delle più autorevoli pagine di storia dedicate alla canzone partenopea, hanno riproposto i brani degli illustri parenti.
Presentati con verve dalla simpaticissima Annamaria Nazzaro e, dopo l’introduzione di Angelo Calabrese, a cantare e recitare sono stati Antonello Rondi,
Delia Catalano, Federico e Marina de Curtis, Guido Nicolardi, Marisa Carluccio e Luciano Capurro che, dopo una bella esecuzione di "O sole mio" e la passionale interpretazione di "Fili d'oro", sembra aver fatto da premessa all’intervento della solare Adele Vian che, cantando con una moderna e piacevole impostazione, i brani celebri di nonno Antonio, "Nisciuno", "Ma pecchè", e "Luna Rossa" ha concluso la serata ‘colorando’ con una ventata nuova l’eterno splendore di una canzone immortale.
Coordinata artisticamente da Giuseppe Capurro e musicalmente da Roberto Cortese, la serata ha visto anche la partecipazione del liutaio Raffaele Calace e dei pianisti Gaetano Raiola, Alfredo Combattente, Bruna Gaeta Catalano e Gianni Panachia, rappresentando, così, oltre ad un momento davvero suggestivo, un nuovo segnale per la riscoperta dei nostri antichi valori. Per tutti musica, grandi nomi ma soprattutto tanto amore e passione.

Giuseppe Giorgio