Bruno Reino
VITA,
MORTE E MIRACOLI DI SAN GENNARO
Prospettiva editrice sas
Via Terme di Traiano, 25
Civitavecchia - Roma

Prefazione
mezzo busto di bronzo situato nel Duomo di Napoli , mi perdoni qualche licenza, cioè qualche taglio e qualche aggiunta che mi sono permesso di fare nell'interpretazione e che continui ancora ad annoverarmi tra i suoi fedeli.Noi Napoletani, è risaputo, siamo alquanto beffardi nei confronti delle autorità precostituite, ivi compresa quella ecclesiastica, ciò nonostante non gradiamo che venga minimamente messo in discussione il potere del Principale Santo Protettore di Napoli: San Gennaro.
II rispetto per il Santo e la irriverenza verso le istituzioni clericali li riscontriamo insieme nella scritta, verniciata da un anonimo, sul muro della Cattedrale, apparsa quando il Papa Paolo VI (1963-1978) cancellò dal calendario liturgico il nome del patrono di Napoli, limitandone il culto alla sola città partenopea.San Genna' fottetènne.
(San Gennaro lascia perdere.)Perché questo scritto su San Gennaro da parte di un non addetto ai lavori?
Presto chiarito. Su una pagina, messa da parte, di una rivista di qualche anno fa avevo letto che un'altra cittadina si attribuiva la nascita di San Gennaro; orgoglioso della napoletanità del Santo mi sono ricordato che, in tempi passati, ero entrato in possesso ed avevo conservato, è forse il caso di dire religiosamente, i resti di un vecchio e consunto libro, dato alle stampe nel 1707, sulla vita di San Gennaro.
Ora dovendo, per motivi di salute, esercitare la mente decidevo di fare la terapia interpretando questo vecchio testo; poi mi è parso doveroso rendere partecipi del risultato raggiunto anche gli altri, soprattutto i Napoletani.
Spero che "Faccia 'ngialluta", come bonariamente le sue super fedelissime chiamano il Santo, per il colore del suo
L'autore
Bruno Reino, nato e vissuto, per metà della
vita, a Napoli, in una delle zone più popolose della città, teatro di mille
sceneggiate e di mille ricordi piacevoli, dopo gli studi classici e la laurea
in Giurisprudenza, si trasferisce per lavoro a Civitavecchia, impiegato
dapprima bancario, poi assicurativo, a soli 52 anni, viene colpito da
un'emorragia cerebrale che, anche se con delle limitazioni fisiche, oggi
riesce a raccontare.
Nostalgico di Napoli si affanna alla continua ricerca di tutto quanto gli può
essere utile per rimettere insieme il già vissuto partenopeo che inizialmente
sembrava irrimediabilmente perduto; i risultati di questa continua ricerca,
effettuata con tutti i mezzi di cui oggi si possa disporre, vengono annotati
con meticolosità; poi ritenendo cosa simpatica mettere a parte di tali
risultati anche gli altri, ci offre una prova tangibile del suo lavorio con
questa sua prima opera dedicata alla vita di San Gennaro.
In copertina medaglia fatta imprimere nell'anno 1707, in
onore di San Gennaro, dai cittadini napoletani grati per essere stati liberati
dalla tremenda eruzione del Vesuvio, il 2 agosto di quello stesso anno.
Nel davanti si vede l'effige di San Gennaro con la mitra in testa e il
mantello vescovile; intorno si legge:
"D. Janu(ario), Liberatori Urbis, Fundatori Quietis"
Nel rovescio si vedono le due ampolle del suo prezioso sangue e sotto
vi è scritto:
"Postquam collapsi cineres et fiamma quievit. Cives Neapolitani
incolumes. A.D. MDCCVIL".
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