IL MONDO DELL’ARTE NAPOLETANA IN LUTTO
PER
LA MORTE DELLO SCULTORE AUGUSTO PEREZ

L’artista Augusto Perez, siciliano di nascita e napoletano adottivo, è morto a Napoli all’età di 71 anni nella sua casa-studio del Palazzo dello Spagnuolo, sito nel quartiere dei Vergini alla Sanità.

Nacque a Messina nel 1929 da padre siciliano e da madre milanese. All’età di 7 anni si trasferì con la sua famiglia a Napoli, dove vi rimase sino alla fine della sua avvenuta scomparsa l’8 novembre 2000.

Al suo funerale hanno partecipato la moglie Teresa, il figlio Massimo, il cognato Vitaliano Corbi, parenti e le autorità cittadine rappresentate dal Sindaco di Napoli Riccardo Marone e dal direttore dell’Accademia di Belle Arti Carmine Di Ruggiero con gli artisti Gianni Pisani, Armando De Stefano e tanti altri, nonché galleristi, giornalisti, critici e gente di ogni estrazione sociale.

Augusto Perez è stato un grande artista, ricordato dai suoi estimatori e dal mondo dell’arte, non solo per la sua arte, ma anche per la sua introversa personalità. Difatti evitava di mostrarsi in pubblico, rifuggeva agli onori, ai complimenti, era perennemente timido e impacciato, si sentiva realizzato e sicuro solo durante la sua "creatività" fatta di disegno e scultura. Arte che poi ha insegnato durante la sua quarantennale cattedra ai suoi tantissimi allievi dell’Accademia delle Belle Arti di Napoli, fucina di grandissimi artisti partenopei e non.

Del suo "passaggio" cupo e solitario sono rimaste le testimonianze della sua arte con disegni tracciati a matita e i suoi capolavori in argilla e di metallo.Tra le sue innumerevoli opere si citano i bronzi della serie delle Meridiane, di personaggi Mitologici e delle figure erotiche in argento, illustrate e riportate nel catalogo "AUGUSTO PEREZ OPERE 1981-1991", più le sue due ultime sculture in bronzo titolate "Grottesco", e "Tebe", che faranno parte dell'allestimento della prossima mostra a Castel dell'Ovo. Interviù rende omaggio alla memoria del compianto artista, riproponendo la visione fotografica "on-line" di queste opere.

Nella nuova stazione collinare della metropolitana di Napoli, presto sarà collocata una scultura consegnata dallo stesso artista nella passata primavera al Sindaco di Napoli dal titolo "il leone morente", un presagio? Il 16 dicembre dell’anno in corso Perez doveva presenziare ad una sua mostra antologica nelle sale del Castel dell’Ovo di Napoli , purtroppo fisicamente non ci sarà, ma ci saranno le sue opere ad onorarne la memoria. L’artista muore, ma l’arte no, rimane passando il testimone al "prossimo".

Piace ricordare che nell’anno che vide la luce Perez, un altro grande scultore napoletano fu rapito dal buio delle tenebre. Quel "grande" si chiamava Vincenzo Gemito.

Bruno Carrano

L’ARTISTA

Augusto PEREZ nasce nel 1929 a Messina. Nel 1936 i suoi genitori si trasferiscono a Napoli, dove Perez tuttora risiede. Una mostra personale a Roma nel 1955 e la partecipazione alla Biennale di Venezia, nell’anno successivo, richiamano l’attenzione dell’ambiente artistico su di lui, che viene considerato subito una delle personalità maggiori della giovane scultura italiana. Da quel momento Perez è costantemente presente nelle principali rassegne internazionali d’arte, mentre la sua scultura da una posizione iniziale vicina al neorealismo si sposta verso una ricerca di forte accento esistenziale, nella quale, però, - scrive Cesare Brandi - "il senso tragico della corruzione della carne.., è fermato col suggello di una forma sempre conscia, talvolta splendente".

Una svolta decisiva e di esiti espressivi altissimi si ha intorno al 1963. "Dopo una serie di opere in cui s’acuisce il sentimento della crisi dei modi tradizionali  della scultura, Perez - osserva Vitaliano Corbi - con i Trofei e gli Specchi avvia, in netto anticipo sulla diffusione delle tematiche dell’autoriflessività della Conceptual Art, un singolare processo di mise en abìme dell’immagine plastica, creando una rete di rimandi autoreferenziali, interni all’opera e alla storia dell’arte". Nel corso degli anni successivi Perez intreccerà sempre più strettamente nella sua ricerca una linea d’ispirazione che affiora da strati profondi della soggettività con il filo della coscienza critica del fare scultura, dell’interrogarsi sulle ragioni di questa e cercarle in tempi e luoghi tra loro lontani: il mito della classicità e la grande stagione barocca, Donatello e Rodin.

Dai Luigi XIV e dal Narciso degli anni sessanta ai centauri e agli Ermafroditi del decennio seguente - quando il tema del "doppio" viene svolto con una tale promiscua comunione di cose e di corpi, con una cosi radicale e quasi provocatoria contaminazione di grandiosa nobiltà di stile e di sensualissimi abbandoni alle lusinghe del modellato da far venire in mente a Leonardo Sinisgalli la battuta di Guillaume Du Bartas: "Vous faites de Clio une Taìde, d’Helicon un bordel" - fino alle sculture esposte in questa mostra, la fantasia tragicamente visionaria di Perez ha impresso nella storia dell’arte di quest’ultimo quarto di secolo il segno d’una eccezionale tensione espressiva, con opere che - afferma Mario De Micheli - "alludono a problemi fondamentali: quelli del dolore, della solitudine, dell’inesorabile fluire dell’esistenza, della ricerca d’una verità che di continuo ci sfugge".

 

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