NELLA BASILICA DI SANTA
CHIARA
IN ESPOSIZIONE SEDICI OPERE
DEL PITTORE GIANNI PISANI
Alle ore 19 di Venerdì 15 febbraio 2002, è stata
inaugurata nella Basilica di Santa Chiara in Napoli, la mostra di
pittura "Via Crucis-Via Lucis", 16 tele dell’Artista napoletano Gianni
Pisani, con testi del Teologo napoletano Bruno Forte, commentate dallo
stesso durante la celebrazione sacra.
Le opere sono esposte nello spazio sacro della
trecentesca Basilica sui due lati della navata centrale.
L’itinerario delle sedici opere è introdotto da una scultura in bronzo,
dello stesso autore titolata: "La fogna sotto la magnolia", posta nella
prima cappella a destra, proseguendo poi il percorso artistico-religioso
delle XIV stazioni, più le tele del Sabato Santo e della Pasqua di
Resurrezione.
Con queste sedici tavole, l’Artista non solo ha
rievocato questo sacro avvenimento, ma ha anche voluto trasmettere ai
posteri il suo messaggio "autobiografico", difatti le tele "raccontano"
attraverso immagini e parole la Via Crucis-Via Lucis, come testimone di
"fatti" accaduti durante gli anni della sua fanciullezza ad oggi, usando
nell’illustrazione pittorica tra l’altro il proprio volto e quello dei
suoi cari, prestati per l'occasione al descrittivo dramma del Calvario
di Gesù, dove è presente il dolore, la violenza e l'amore, nonchè la
fede ed il trionfo del bene sul male, con il grande dipinto della Pasqua
di Resurrezione.
A questa solenne manifestazione artistico-religiosa
ha presenziato il Cardinale Michele Giordano - Vescovo di Napoli -
davanti ad un numeroso pubblico di fedeli ed amanti dell’arte,
un’insieme di religiosi e laici, accorsi per questo "storico"
avvenimento ed uniti per ammirare l’arte di Pisani, e ad ascoltare la
parola dei religiosi e dei critici d’arte.
Nella storia Gianni Pisani da oggi, viene ricordato
come l’unico pittore dopo Giotto, ad avere avuto il privilegio di
esporre la sua arte in questo luogo sacro, condotto dall’Ordine dei
Frati Minori Francescani.
Presenti all’evento anche il Presidente della Regione Campania Antonio
Bassolino, l’Assessore alla Cultura del Comune di Napoli Rachele
Furfaro, il Ministro Provinciale dei Frati Minori di Napoli Padre Luigi
Orteglio, il Presidente del Centro Francescano di Cultura "Oltre il
Chiostro" Padre Giuseppe Reale, il Sovrintendente Nicola Spinosa, i
critici Angelo Trimarco, Vincenzo Vitiello, Gillo Dorfles, Lea Vergine e
tantissimi allievi e colleghi del "festeggiato" artista. Il catalogo
delle opere è pubblicato da Art’E' ed è stato presentato dopo la
funzione religiosa dei descrittivi testi e immagini della Via Crucis-Via
Lucis, presso la sala Maria Cristina dello stesso complesso conventuale.
La mostra è visitabile fino all’8 Aprile prossimo. Infine le tele
saranno esposte anche a Milano, Roma per poi ritornare di nuovo a
Napoli, con sede permanente nella facoltà di Teologia di Capodimonte.
Bruno Carrano
VIA
CRUCIS VIA LUCIS

Basilica di
S.Chiara - Pasqua 2002
Sedici tele di
Gianni Pisani
con testi di
Bruno Forte
È anche un ritorno agli inizi, a quella Crocifissione
del 1956, che - per la prima volta - aveva imposto il giovanissimo
Gianni Pisani all'attenzione della critica più seria ed esigente. Ma è
anche un nuovo approdo, la scoperta di una chiave per riannodare i fili
dell'ordine infranto dell'esistenza e ricondurli a un possibile senso,
più grande di ogni orizzonte destinato a racchiuderlo. Nel magma
incandescente della vita la creatività dell'Artista ha ormai bisogno di
volgersi al cammino della Croce, non per fermarsi ad esso in un Venerdì
Santo senza redenzione, ma per accompagnare il Cristo nel suo viaggio
verso la luce al di là della notte, verso il bianco luminoso al di là
del nero opprimente della vita e della storia. Nasce così - con la
"consulenza" del sacerdote teologo e amico Bruno Forte - questa "Via
Crucis - Via Lucis", che viene esposta al pubblico per la prima volta
nella Basilica di Santa Chiara nella Quaresima - Pasqua del 2002.
La consegna
Mentre parlava ancora, ecco arrivare Giuda, uno dei Dodici...
II traditore aveva dato loro questo segnale dicendo: "Quello che bacerò,
è lui; arrestatelo!". E subito si avvicinò a Gesù e disse: "Salve,
Rabbìl". E lo baciò. E Gesù gli disse: "Amico, per questo sei qui".
Allora si fecero avanti e misero le mani addosso a Gesù e lo
arrestarono. (Matteo 26, 47-50).
Giuda è entrato nella notte: il tradimento si è consumato. È lui che ha
paura davanti a Gesù: l'Artista ha reso questa paura dell'amore che
tradisce nella maniera più umana... Gesù lo guarda e in lontananza
guarda una Croce, che si staglia su una luce all'orizzonte. È l'annuncio
misterioso del cammino dalle tenebre verso la luce di Pasqua...
La condanna
Disse Pilato: "Ma che male ha fatto costui?...". Essi però
insistevano a gran voce, chiedendo che venisse crocifisso; e le loro
grida crescevano. Pilato allora decise che la loro richiesta fosse
eseguita (Luca 23,22-24).
Gesù viene condannato, abbandonato al mistero d'iniquità. Entra però
liberamente nell'oscurità del male del mondo, quasi a voler filare il
nero" dal di dentro assumendolo per trasformarlo in luce col suo cammino
di morte e resurrezione.
Gesù è caricato della Croce
Allora lo consegnò loro perché fosse crocifisso. Essi allora
presero Gesù ed egli, portando la croce, si avviò verso il luogo del
Cranio, detto in ebraico Gòlgota (Giovanni 19,16s).
È il peso dell'oscurità di tutto il male del mondo che grava su Gesù.
Caricato della croce, egli accetta di "nascondersi nel nero", di portare
cioè il peso del nostro dolore e del nostro peccato: ma il suo è un atto
libero, volontario, come suggeriscono le braccia tese in avanti...
Gesù schiacciato dalle
sofferenze. Prima caduta.
Egli si è caricato delle nostre sofferenze, si è addossato i
nostri dolori... Egli è stato trafitto per i nostri delitti, schiacciato
per le nostre iniquità (Isaia 53, 4s).
La caduta rivela un Dio umanissimo: la tenebra sembra trionfare. È
entrando nella vittoria del male e della morte che il Figlio vincerà la
morte e il male, dal di dentro.
La Madre
Simeone li benedisse e parlò a Maria, sua madre: "Egli è qui
per la rovina e la risurrezione di molti in Israele, segno di
contraddizione perché siano svelati i pensieri di molti cuori. E anche a
te una spada trafiggerà l'anima" (Luca 2, 34s).
È una Mamma qualunque, la madre. Donna, pienamente umana nel suo dolore,
nel suo amore che la trafigge come una spada davanti al dolore del
Figlio. È la Madre dell'artista prestata a Gesù, perché Maria è Madre
universale...
Il Cireneo
Mentre lo conducevano via, presero un certo Simone di Cirène
che veniva dalla campagna e gli misero addosso la croce da portare
dietro a Gesù (Luca 23, 26).
"Un certo Simone di Cirène": l'Artista lo rappresenta come l'uomo
qualunque, pavido, quasi un insetto innocuo che però passando attraverso
quell'ora terribile, in cui fu caricato dalla Croce, rivela finalmente
il suo volto d'uomo...
La Veronica:
la bambina cieca e l'azzurro
Disprezzato e reietto dagli uomini, uomo dei dolori che ben
conosce il patire come uno davanti al quale ci si copre la faccia (Isaia
53,3).
Un giorno, facendo scuola di pittura ad alcune decine di bambini,
l'artista notò una piccola cieca che dipingeva un cielo azzurro, quasi
che la forza del colore si fosse impressa attraverso di lei
inconsapevole sulla tela, come il volto di Gesù si impresse sul telo
offertogli dalla donna pietosa che gli asciugava il sudore.
Seconda caduta: il cane
ferito a Via Roma
Un branco di cani mi circonda, mi assedia una banda di
malvagi; hanno forato le mie mani e i miei piedi, posso contare tutte le
mie ossa (Salmo 22, 17s).
Gesù assume l'abisso del dolore fino alla feccia, fino al dolore
brutale, animale, che talora anche gli umani sono chiamati a subire:
come il dolore del cane ferito con la zampa spezzata sanguinante e
penzolante, incontrato dall'artista a Via Roma mentre veniva a dipingere
questa "stazione".
Le donne
Lo seguiva una gran folla di popolo e di donne che si
battevano il petto e facevano lamenti su di lui (Luca 23, 27).
La Maddalena, ritratta dall'Artista con una evocazione della figura
dipinta da Masaccio ai piedi del Crocifisso (nel capolavoro conservato a
Napoli, al Museo di Capodimonte), riassume col suo gesto il dolore
infinito di chi nell'amore percepisce l'ingiusta sofferenza
dell'Innocente che si offre per amore.
Terza caduta: umiliato fino
alla fine
Maltrattato si lasciò umiliare e non aprì la sua bocca; era
come agnello condotto al macello, come pecora muta di fronte ai suoi
tosatori, e non aprì la sua bocca (Isaia 53, 7).
L'Artista rappresenta l'umiliazione più profonda in cui liberamente Gesù
ha accettato di entrare in questa pioggia di sputi che coprono il
Condannato, entrato nell'abisso del dolore morale.
Gesù è spogliato delle vesti
"Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato? Tu sei lontano
dalla mia salvezza": sono le parole del mio lamento... Si dividono le
mie vesti, sul mio vestito gettano la sorte (Salmo 22,2.19).
Gesù è spogliato di tutto per farsi solidale a chi non ha niente, a chi
non è niente: proprio così ci fa ricchi, con la sua povertà...
Gesù inchiodato sulla Croce
Erano le nove del mattino quando lo crocifissero... E anche
quelli che erano stati crocifissi con lui lo insultavano (Marco 15,25 e
32).
È il trionfo delle tenebre: ci riguarda tutti. L'Artista si è
rappresentato nel ladrone, per dire che l'Innocente crocifisso raggiunge
ciascuno di noi dove è, qui ed ora, e ci chiede di deciderci per Lui o
contro di Lui... Questa tela ricorda la Crocifissione dipinta
dall'Artista nel 1955 nello stesso luogo dove è nato questo 'venerdì
Santo". L'inizio si congiunge al compimento maturo. Nel cerchio che si
chiude senza chiudersi il motivo dominante è lo stesso: il Crocifisso...
Gesù muore
Era verso mezzogiorno, quando il sole si eclissò e si fece buio su tutta
la terra fino alle tre del pomeriggio. II velo del tempio si squarciò
nel mezzo. Gesù, gridando a gran voce, disse: 'Padre, nelle tue mani
consegno il mio spirito". Detto questo, consegnò lo Spirito (Luca 23,
44-46).
È l'ora dell'abbandono: abbandonato da tutti, Gesù si abbandona a Colui
che lo abbandona per amore nostro. Il volto quasi sfumato è come il
grido dell'ora nona che si fa silenzio...
Gesù deposto dalla Croce
Essi presero allora il corpo di Gesù, e lo avvolsero in bende insieme
con oli aromatici, com'è usanza seppellire per i Giudei. Ora, nel luogo
dove era stato crocifisso, vi era un giardino e nel giardino un sepolcro
nuovo, nel quale nessuno era stato ancora deposto.
Là dunque deposero Gesù, a motivo della Preparazione dei Giudei, poiché
quel sepolcro era vicino (Giovanni 19, 40-42).
Un corpo abbandonato, attraversato da un fascio di luce: la Croce è
impressa in quel corpo, ma il suo braccio è ormai già una traversa
luminosa...
Il Sabato Santo: le voci
della memoria
Era il giorno della parascève e già splendevano le luci del
sabato. Le donne che erano venute con Gesù dalla Galilea seguivano
Giuseppe; esse osservarono la tomba e come era stato deposto il corpo di
Gesù, poi tornarono indietro e prepararono aromi e oli profumati. II
giorno dì sabato osservarono il riposo secondo il comandamento (Luca 23,
54-56).
Ora tutto il silenzio. Restano solo i ricordi, le attese. Una Donna, la
Madre, custodisce la fede nel silenzio del cuore. Intorno a Lei - che è
assente nell'immagine - qualcuno narra i racconti della passione, quasi
a voler lenire narrando il dolore del tempo: le voci narranti sono Nonno
Paolo, il nonno dell'Artista, che apriva la mente e il cuore di lui
bambino alle storie della fede e della vita, e il "nonno" adottivo,
l'amico sacerdote e teologo, cui l'Artista ha chiesto di narrargli
ancora la storia di Gesù, il Suo amore per gli uomini...
Pasqua di Resurrezione: "Non
mi trattenere... perché salgo al Padre"
Maria invece stava all'esterno vicino al sepolcro e piangeva. Mentre
piangeva, si chinò verso il sepolcro e vide due angeli in bianche vesti,
seduti l'uno dalla parte del capo e l'altro dei piedi, dove era stato
posto il corpo di Gesù. Ed essi le dissero: "Donna, perché piangi?".
Rispose loro: "Hanno portato via il mio Signore e non so dove lo hanno
posto". Detto questo, si voltò indietro e vide Gesù che stava li in
piedi; ma non sapeva che era Gesù. Le disse Gesù: "Donna, perché piangi?
Chi cerchi?". Essa, pensando che fosse il custode del giardino, gli
disse: "Signore, se l'hai portato via tu, dimmi dove lo hai posto e io
andrò a prenderlo". Gesù le disse: "Maria!" Essa allora, voltatasi verso
di lui, gli disse in ebraico: "Rabbunì!" che significa: Maestro! Gesù le
disse: "Non mi trattenere, perché non sono ancora salito al Padre; ma và
dai miei fratelli e dì loro: lo salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio
mio e Dio vostro". Maria di Màgdala andò subito ad annunziare ai
discepoli: "Ho visto il Signore" e anche ciò che le aveva detto
(Giovanni 20, 11-18).
Nel giardino della resurrezione la donna incontra il Risorto: non lo
riconosce subito, pensa che sia il giardiniere. Ha intuito che Lui solo
ristabilisce il giardino delle origini, creando in modo nuovo e mirabile
il paradiso di Dio con gli uomini. Perciò, la donna vorrebbe
trattenerlo. L'amore vuole per sé, con noi l'Amato, che fa belle tutte
le cose: ma Lui deve precederci nella dimora del Padre per prepararci un
posto, e chiamarci, e guidarci col suo Spirito, soffio di vita, luce dei
cuori... È il trionfo della luce e della vita!

POSTFAZIONE
Gianni Pisani e il Sacro Candore
Gillo Dorfles
Ho sempre pensato che, per potersi cimentare oggi con
una attività creativa nell'ambito dell'arte sacra - ossia per
interpretare attraverso l'arte degli eventi legati alla religione - sia
indispensabile un certo intimo "candore".
Candore, che non significa ingenuità, e neppure superstizione, ma
appartiene a chi, nei dati della religione, scorge il riflesso d'una
leggenda, d'una fiaba, ma anche d'una realtà sempre presente, che non ha
bisogno d'essere analizzata e discussa per essere accettata come tale.
Ebbene: Gianni Pisani - artista tutt'altro che lontano dalle passioni e
convulsioni dell'esistenza; tutt'altro che distaccato dalla
contemporaneità; artista legato alle correnti ultime del pensiero
estetico - possiede, a mio avviso, a differenza di gran parte degli
artisti coevi - quel "candore" che gli permette di affrontare una
vicenda solenne, misteriosa, drammatica come la Via Crucis, con animo
"puro": ossia senza superfetazioni intellettualistiche, senza sforzi
esegetici, senza ermeneutiche pseudofilosofiche, proprio con quell'Innocent
Eye di cui Ruskin ragionava. Uno "sguardo innocente" che alle volte è
più autentico in un "peccatore" di quanto non sia in chi ha indagato i
meandri della religione, i suoi aspetti più sottili e controversi con
quel cerebralismo che spesso soffoca la fede e confonde la ragione. Ecco
perché questo imponente ciclo di sedici tavole e di una grande scultura
dedicati alla Via Crucis che Pisani ha costruito, in parte prendendo lo
spunto da suoi intimi personali ricordi (La bambina cieca, Il cane
ferito a Via Roma, Il Nonno...) ma soprattutto con una interpretazione
personalissima delle diverse Stazioni - dal tradimento di Giuda, alla
Crocifissione, alla gigantesca tela Non mi trattenere... perché salgo al
Padre costituisce un evento artistico davvero insolito e su cui occorre
meditare.
Pur riallacciandosi nettamente, dal punto di vista stilistico,
dimensionale, alle ultime sue composizioni (come quelle della Storia del
lupo) queste tavole si differenziano soprattutto cromaticamente per
l'impiego del pastello e del carboncino come mezzi privilegiati. La loro
densità materica, ma anche la luminosità trasparente che sconfigge
l'oscurità dominante in molti di questi dipinti, hanno permesso a Pisani
di rendere con grande efficacia l'atmosfera mistica e insieme grottesca,
fantasiosa e insieme aneddotica nella quale aleggiano - quasi sospese in
una temporalità mitica - le figure dei protagonisti della Sacra Vicenda.
E - proprio insistendo nell'uso di certe distorsioni formali,
prospettiche, dimensionali, già altrove utilizzate - Pisani è riuscito a
offrire alle "dramatis personae" del ciclo pittorico quella
"credibilità" così difficile da ottenere in buona parte dell'arte sacra
dei nostri giorni.
E, infatti, l'aver ridotto a tronconi, frammenti, squarci, le figure del
Cristo, del Ladrone, della Maddalena, ravvivandole peraltro dei cupi
bagliori d'una luce ultraterrena, ha permesso a Pisani di offrire
all'osservatore un'idea vigorosa e patetica di quelle Stazioni della
Croce che di solito vengono travisate e involgarite dai tentativi
moderni di raffigurare lo straordinario evento del Calvario, vuoi per
colpa d'un eccessivo realismo, vuoi - il che è ancor peggio - per quella
d'uno stucchevole gusto misticheggiante.
Basterebbe, del resto, solo l'accenno ad alcune delle più significative
tra le sedici tavole a dirci con quanta coraggiosa sintesi - a un tempo
macabra e grottesca, ma anche spiritualmente illuminata, Pisani abbia
saputo rendere attuale quella vicenda. E vorrei ricordare almeno le
tavola Gli sputavano addosso; Giuda Iscariota; La Maddalena; La
Deposizione: tutte di grande efficacia e tali da rendere attuale e
convincente un racconto che - dopo duemila anni - ancora affascina e
sconvolge.
La mia Scuola dI Pittura
Gianni Pisani

Sono salito per la prima volta nei bellissimi locali
della Scuola di Pittura a soli quindici anni, per sostenere l'esame di
ammissione al primo anno di Liceo artistico.
Bisogna salire centotrenta scalini per arrivare in questi locali, dove
ho poi vissuto per cinquant'anni, godendo degli odori della pittura,
delle luci e delle atmosfere di questo spazio.
Dal 1984 al 1998 sono stato anche il direttore dell'Accademia di Belle
Arti di Napoli, senza mai abbandonare l'insegnamento nella mia Scuola di
Pittura. Dopo il 5 novembre del 1998, quando tornai nella mia scuola non
più da direttore ma solo da docente, mi fu detto che l'ascensore si era
rotto e nel mio studio pioveva sulle pareti.
Mandai un telegramma al consiglio di amministrazione dell'Accademia per
informarli dei fatti e aspettai una risposta che non è mai arrivata. Le
pareti del mio studio continuavano a essere bagnate dalla pioggia e io
da tre anni continuo a salire i centotrenta gradini.
Restai, nei primi giorni di quel novembre, affascinato dalla grande
macchia che si era formata sulla parete e che, ogni giorno che passava,
diventava più grande e più strana. Mi sembrava, a tratti, una pittura
informale di Burri o di Tàpies o un Dubuffet, altre volte un pezzo di
affresco della pittura italiana del Trecento: era diventata una
bellissima nuvola dalla quale scendeva la pioggia!
La natura con la sua pioggia che bagnava la mia parete avrebbe dipinto
con me la Via Crucis: così andai da Giosi, il magazzino dei colori, e
comprai tutti i gessetti di tutti i colori che c'erano e tanti rotoli di
carta da scenografia. Poi, la pioggia e io, iniziammo a lavorare.