RESTITUITA L'ACQUA "ZURFEGNA" AI NAPOLETANI

Dopo ventisette anni viene restituita ai napoletani la famosa acqua "suffregna", negatagli con l'avvento del colera del 1973. Gli amministratori del comune di Napoli hanno ritenuto di ripristinare il corretto uso e consumo di questa acqua sorgiva, dopo una lunga serie di analisi sottoposta ad un processo di depurazione e correzione per renderla potabile.
Quest'acqua è classificata come minerale naturale, ricca di sali minerali, contenente bicarbonato, clorurata, calcica, sodica, microbiologicamente pura; inoltre si consiglia di berla in quantità limitata per le forme anemiche e carenza di ferro, mentre è controindicata per le forme infiammatorie, gli stati febbrili, la tubercolosi, cardiopatie, ipertensione, tumori, gravi stati di deperimento.
Venerdì 6 ottobre 2000 in Via Riccardo Filangieri Candida Gonzaga, strada comunicante con Via Acton e Piazza Municipio o, meglio tra le mura perimetrali del Palazzo Reale e di Castelnuovo, sono state inaugurate alle ore 12.00 quattro fontanine dove sgorga l'acqua delle "mummare", fatta affluire da un pozzo borbonico sito nei giardini di Palazzo reale e proveniente dalla sorgente del vicino e mitico Monte Echia.
Il Monte Echia, è una mezza collina, situato sulla parte alta della zona di S. Lucia, chiamato anche Pizzofalcone e, Monte di Dio.
L'acqua della sua sorgente è conosciuta come l'acqua del Chiatamone prendendo il nome della strada dove sgorga originariamente la sua fonte e, dove avveniva l'imbottigliamento dell'acqua "Suffregna" nelle "mummare" (fiasche in terracotta di forma panciuta) per conservare e non alterare le sue proprietà sorgive (qualora non bevuta direttamente alla fonte).
Queste quattro fontanine sono state inaugurate alla presenza del Sindaco di Napoli, il Presidente della Regione Campania ed altre personalità cittadine, a cui ha fatto cornice un accorso pubblico che ha manifestato tributi e apprezzamenti per questa tanto desiderata iniziativa, incoraggiando gli amministratori della città ad allargare la distribuzione della "suffregna" in altre zone di Napoli, ed in special modo alla sua originaria sede storica del Chiatamone.
Con questa inaugurazione è cambiata anche la circolazione del traffico autoveicolare sul posto, difatti da oggi via Riccardo Filangieri Candida Gonzaga, è zona pedonale, essendo istituito su detta strada il "Parco termale" dell'acqua suffregna, con panchine , fioriere e, locandine che riportano alcuni cenni storici delle sorgenti ferruginose del Chiatamone, di Agnano etc. e, delle loro qualità curative.
L'acqua "zurfegna" conosciuta anche con i nomi di suffregna, ferrata, delle mummare e del Chiatamone, è stata da secoli la "bevanda" per eccellenza dei napoletani, molti la sorseggiano in piccole dosi con il vino,oppure gradirla presso una "banca dell'acqua" dove il venditore d'acqua detto "acquaiolo" la serve liscia  o con l'aggiunta di spremute d'arancia o di limone e un pizzico di bicarbonato di sodio.
L'acquaiolo fino al 1973 ha conservato una sua caratteristica folkloristica, difatti per attirare l'attenzione dei viandanti si serviva del suono manuale e ripetuto del premiagrumi in ferro forgiato, accompagnato da esclamazioni penetranti del suo grido per far sì che il distratto notasse la sua "banca dell'acqua" e colà dissetarsi, dopo aver ascoltato una serie di ripetuti e vocianti inviti in vernacolo napoletano:
venite 'a rinfrescarvi tengo l'acqua do' Chiatamone, c'arance e limoni 'e Surriento;
chest' è acqua 'e paradiso, è acqua 'e mummera;
'na veppet' è chest' acqua te cunzola (una bevuta di quest'acqua ti consola);
vih! che freschezza.

Da alcuni riferimenti storici si è appreso che quando lo sfortunato Franceschiello, ultimo re Borbone, accompagnato dalla bella moglie Maria Sofia, andò esule a Parigi, ad un Ministro napoletano che gli era andato a rendere omaggio chiese che gli si portasse un ricordo della sua amata Napoli.
Il Ministro giunto a Napoli si rivolse allo scultore Vincenzo Gemito che modellò espressamente per il re la statua dell'acquaiolo fusa in argento mostrante il classico scugnizzo con la "mummera" sotto al braccio e con la "mummarella" in mano.

Bruno Carrano

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