Tutela cosciente e umanizzazione

Il 27 e il 28 settembre a Napoli, preso la chiesa trecentesca di S. Maria Donnaregina, si sono tenute due giornate internazionali di studio sul tema "Tutela cosciente e umanizzazione. L’uomo ed i monumenti; una politica per la vita". A fornire il proprio apporto alla manifestazione sono state personalità nazionali ed internazionali di grande rilievo, quali, ad esempio, Roland Silva, Presidente dell’ICOMOS, Jean Louis Luxen, Segretario Generale dell’ICOMOS, Franco Borsi, Presidente del Comitato italiano dell’ICOMOS, Mario Serio, Direttore Generale B.A.A.A.S. Ministero per i Beni culturali, Munir Bouchenaki, Direttore della Divisione del Patrimonio culturale UNESCO, Roberto Di Stefano dell’Università di Napoli ‘’Federico II’’ nonché Direttore della Scuola di Specializzazione in Restauro dei Monumenti di Napoli, Fulvio Tessitore, Magnifico Rettore dell’Università di Napoli "Federico II".

Il dibattito, vario e articolato, ha avuto spazio per interventi liberi, aperti a tutti coloro che, in maniera diversa coinvolti o interessati all’argomento, hanno potuto fornire il proprio contributo personale o porre i propri interrogativi.
Partecipare a questo incontro di studio è stata un’occasione fondamentale per ascoltare i pareri e l’esperienza di illustri esperti nel campo della salvaguardia del patrimonio artistico e monumentale. E mi è sembrato che i pareri espressi e l’esperienza messa sul tappeto in questa sede debbano trovare, per lo spessore dei contenuti di interesse generale, massima divulgazione non solo tra gli addetti ai lavori, ma presso il vasto pubblico che inevitabilmente entra in contatto con il patrimonio monumentale.
La comune indicazione emersa durante il corso delle giornate di studio è stata la necessità di "riconsegnare" il patrimonio monumentale alla collettività innanzitutto attraverso la sensibilizzazione dell’opinione pubblica, operata in tutti gli strati sociali e a tutti i livelli; tanto può essere attuato attraverso una serie di iniziative sistematiche e costanti nel tempo finalizzate alla determinazione, nella coscienza sociale, del carattere qualitativo dei monumenti.

I monumenti, come patrimonio collettivo da salvaguardare, sono intrinsecamente investiti dal duplice ruolo di testimonianza della memoria storica e della tradizione, che appartiene a tutti, e di valore reale e tangibile da inserire coscientemente nel circuito della vita economica e della quotidianità di ciascuno, innescando quel processo di "interiorizzazione" imprescindibilmente alla base di ogni processo di riappropriazione di un bene.
A tal fine si rende necessaria una vera e propria "educazione" al rispetto del patrimonio, connessa a campi di conoscenza fondamentali dell’uomo: la conoscenza scientifica razionale ed empirica, la conoscenza artistica intuitiva, globalizzante e sintetica. Il processo educativo può iniziare, secondo l’intuizione di Roberto Di Stefano, affrontando "l’esame della relazione esistente tra la vita dell’uomo e la presenza dei beni architettonici nella città e nell’ambiente in cui egli vive; da ciò emerge che, per migliorare la nostra vita, bisogna conservare, utilizzandoli, quei beni".
La frase citata è sembrata di grande efficacia poiché contiene, in nuce, le principali e più significative argomentazioni relative all’attuale dibattito sulla conservazione dei monumenti. Innanzitutto le modalità con cui attuare la conservazione: non una sterile e vuota operazione di "lifting" per la cristallizzazione di immagini più o meno consolidate nella scena urbana e nella memoria collettiva. Piuttosto il vero senso della conservazione è insito nella individuazione delle modalità più opportune ed efficienti per realizzare il riuso delle preesistenze, allo scopo di attuarne l’inserimento nella vita produttiva ed economica, che in definitiva assicura la ragione stessa della permanenza e della continuità degli edifici. Nel riuso, l’intelligenza ideativa di chi mette in atto la ricerca progettuale è chiamata non solo ad immaginare soluzioni aderenti alle istanze del proprio tempo ed a quelle ragionevolmente prevedibili e prefigurabili in rapporto ad un’idea che il presente elabora per il proprio futuro, ma nello stesso tempo a far convivere in maniera equilibrata e positiva il mondo di valori architettonicamente costituitosi in ragione di una precisa concezione dell’abitare espressa dalle società passate con le esigenze che, sul piano spaziale ed abitativo, emergono in forma di bisogni espressi nel seno di una società radicalmente mutata rispetto a quelle che l’hanno preceduta.

Nell’incontro di studio è stato ribadito che di fondamentale importanza, nell’ambito del processo di rivitalizzazione delle preesistenze, diventa il momento della comprensione, cioè della messa in atto di percorsi e strategie di conoscenza tesi a rilevare e a rivelare l’identità architettonica di fondo dell’edificio, sulla cui base sviluppare il lavoro di approfondimento critico, destinato a mettere corpo a una proposta di un uso rinnovato e di un nuovo assetto spaziale che, nella loro conformità alle istanze del presente e della proiezione futura, riescano a tramandare i caratteri originari dell’opera e quell’insieme di relazioni fisico-spaziali che ne caratterizzano il rapporto con il tessuto urbano nel suo divenire storico. Si può dire, anzi, che questa attitudine dell’opera architettonica a mantenere la sua vitalità nel presente, trasformando nello stesso tempo il suo essere storico, costituisca uno dei fattori che maggiormente la qualificano. Una potenzialità che, in quanto tale, esige, per attuarsi, da una parte l’intervento consapevole della ricerca progettuale e dall’altra, la partecipazione attiva e consapevole della collettività che da questi beni, riqualificati, può trarre beneficio.
Si stabilisce così un fecondo rapporto tra i valori architettonici originari dell’edificio e quelli della moderna cultura progettuale. In quest’ultimo atteggiamento c’è il riconoscimento della storia come valore fondativo, come riferimento essenziale per ogni ulteriore sviluppo.
In architettura, così come nel costume, questa constatazione ha un’evidenza tangibile, perché gli edifici nascono per durare nel tempo e finiscono per incorporare il tempo storico, rendendolo immediatamente visibile. Non a caso, in Paesi come il nostro, dove più diffusa e cospicua è la presenza architettonicamente materializzata della storia, il senso di questa è anche più connaturato alla coscienza collettiva e si realizza nella consapevolezza di quelli che sono nel contempo gli aspetti di differenziazione e di continuità che entrano in gioco nel rapporto tra passato e presente; la coscienza di un processo dove la continua trasformazione della realtà non passa attraverso la cancellazione di ciò che è stato realizzato in passato, bensì attraverso lo sviluppo delle potenzialità che in esso vi si manifestano e che il presente riesce a far proprio e ad esprimere in maniera concreta.

Maddalena Capobianco


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