Tendenza negli
ultimi anni è quella di illuminare strade e monumenti della
città con lampade ai vapori di sodio ad alta pressione. Queste,
di basso consumo e di poca manutenzione, hanno in poco tempo
sostituito le vecchie lampade ad incandescenza con calotta in
plexiglas. Si è passati così da una luce bianco-calda
(temperatura di colore = 3000 K) ad una bianco-oro (temperatura
di colore = 2000 K). Quest'ultima era presente un tempo solo
lungo i raccordi autostradali, gli aeroporti, le gallerie e le
zone ad alto rischio nebbia. Vivo è il ricordo dell'alterazione
cromatica dei colori sotto la sua esposizione. Nelle città,
specialmente nei centri storici, queste lampade sono le meno
indicate in quanto proprio per la loro resa cromatica, alterano i
colori degli intonaci degli edifici, appiattendone i rilievi e
creando una sensazione di generale oppressione. L'effetto
peggiore si ha invece quando, con l'intento di diversificare
oggetti e funzioni, si mischiano contemporaneamente lampade a
tonalità di colore diverse. Altre volte la scelta è puramente
ed ingiustificatamente gratuita! C'è gran confusione in materia,
visto che l'unica regolamentazione riguarda la quantità di lux
minima. Una alternativa sono le lampade ai vapori di mercurio con
luce bianco-fredda (temperatura di colore = 5000 K), presenti da
anni sul lungomare di via Caracciolo. Queste, in diretta
concorrenza alle sopraccitate, sono sicuramente da preferire. Un
pessimo risultato si ottiene quando sono entrambe presenti. Altra
errata tendenza è quella di illuminare le cortine di palazzi,
alberghi ed ultimamente negozi con queste lampade incassate nel
marciapiede. Oltre l'effetto abbagliante per i pedoni, il
risultato è davvero scadente per l'alterazione cromatica degli
intonaci. Si dovrebbero sostituire le odierne lampade con altre a
risparmio energetico di tonalità bianco-calda (temperatura di
colore = 3000 K), sì da ripristinare in città il colore di luce
di un tempo e correggere i modi errati di illuminare con altri
più adeguati, efficaci e confortevoli.
Gian Carlo Garzoni
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