Associazione
"Studio e tutela dei Giardini Storici"
Via Port'Alba, 17 - 80100 Napoli

Intervista al Presidente: arch. Marisa Margiotta.
Da quanto tempo opera la tua Associazione? Quali sono i suoi scopi? Come la propagandate e in che maniera la proponete nella campagna abbonamenti, se la attuate?
L'Associazione nasce nel 1992; non ha fra i suoi scopi principali l'acquisizione di un notevole numero di soci, piuttosto punta all'adesione di pochi soci "molto motivati", in modo tale che tutti coloro che aderiscono possano operare concretamente e più liberamente possibile, secondo le loro competenze e ruoli in questo settore.
Associazioni come "Amici dei Musei" o "Amici dei Castelli", vogliono 'intrattenere' i loro soci, promuovere fra loro iniziative; noi miriamo, invece, a fare attività all'esterno. Siamo una ventina e non abbiamo intenzione , per il momento, di far lievitare questo numero.
Che significa attività 'rivolta all'esterno'?
Il primo obiettivo è promuovere e rinnovare la 'cultura del giardino', che negli ultimi decenni è andata perduta; secondo obiettivo lavorare per produrre attività ed iniziative che dimostrino come sia possibile ridare significato alla parola 'giardino'.
Hai avuto tu questa idea di fondare l'Associazione? A cosa ti sei ispirata? Esistono altre associazioni simili, anche in altre città?
Questa idea è nata con me e mio marito - l'arch. Pasquale Belfiore - sulla scorta di una serie di iniziative che negli ultimi anni si sono realizzate sul tema dei giardini storici. In particolare la nascita di un Centro Studi per il Giardino Storico di Pietrasanta, il cui Presidente è Alessandro Tagliolini e, il rinnovato interesse per il verde e l'ambiente in senso lato.
'Giardini Storici'... oltre che un discorso di studio-ricerca e di tutela, il 'giardino' porta dietro di sé una cultura, la storia del 'verde', dello spazio che ci circonda, del rapporto che riusciamo a stabilire con il mondo esterno e come si è sviluppato questo rapporto nel tempo. Oggi, qui in Italia e in particolar modo a Napoli, a che punto siamo?
A Napoli e in Campania la cultura del giardino storico era inesistente fino a qualche anno fa, fino a quando il Comitato Ministeriale per lo studio dei giardini storici, presieduto da Rosario Assunto (ora purtroppo non più fra noi) iniziò nel 1993 una serie di convegni, a livello nazionale, sul tema, in collaborazione con le Soprintendenze.
Io sono stata la prima persona - ancor prima della nascita dell'Associazione - a coinvolgere la Soprintendenza di Avellino e Salerno affinché partecipasse a questi convegni, proponendo il progetto dello studio del giardino di Quadrelle, nell'avellinese. Ogni anno si pubblica, a livello nazionale un saggio che raccoglie vari contributi (il penultimo è stato a livello internazionale) e si allestisce una mostra.
Dopo queste attività culturali io (che in fondo mi identifico in questa Associazione, proprio perché ci credo moltissimo e purtroppo non tutti la vivono allo stesso modo) ho voluto dare vita all'Associazione. Man mano sono state coinvolte tutte le Soprintendenze della regione e, a Napoli ho subito ricercato ed attivato una collaborazione più assidua ed oggi, anche nelle Commissioni Edilizie del Comune, sono punto di riferimento (e questo è un ritorno rispetto alla mia attività e al mio impegno). La denominazione Giardino Storico, è dunque nata con me, con le visite guidate e gli itinerari realizzati durante il Maggio dei Monumenti.
Momento importante è poi stato il 'censimento' dei giardini storici; il primo censimento si è attuato con la Soprintendenza di Avellino e Salerno, che ha pubblicato anche un Atlante dei Giardini Storici del 'centro storico' di Napoli.
Vorresti mutare qualcosa nella metodologia operativa della tua Associazione?
Si. Vorrei trovare persone veramente motivate, che mi seguissero validamente.
Avendo a disposizione una cospicua somma di denaro, come la investiresti?
Indubbiamente realizzerei cose che ora non ci possiamo permettere. Per il 1997 abbiamo in programma un convegno sugli 'Orti Urbani' di Napoli e necessariamente dobbiamo trovare sponsor, ai quali siamo soggetti in tutte le nostre iniziative (gli 'orti urbani' sono quei meravigliosi giardini di città, pieni di agrumi a cui fanno cenno molti passi della nostra letteratura).
Hai mai pensato di collegarti con altre città, anche non italiane?
Non ho ancora previsto questo, siamo ancora troppo 'piccoli', ma è un fatto senza dubbio interessante. Ho ricevuto delle richieste, da cultori della materia, anche non campani, di entrare a far parte dell'Associazione. Ma la nostra organizzazione è ancora ad uno stadio di crescita iniziale.
Pensi che possa essere importante operare nelle scuole? Se ne avessi la possibilità cosa faresti?
Si, è importante, perché sono convinta che il futuro del giardino - non solo quello storico - è legato all'educazione ambientale.
Come entreresti nelle scuole? Con un piano didattico personale o collaborando insieme ad insegnanti di altre discipline?
Interessante sarebbe attuare dei corsi di insegnamento con materie specifiche affiancate alla conoscenza della città.
Nello spirito della riforma, potresti proporti come riferimento esterno rispetto alla 'educazione civica', per esempio...
Mi ha chiesto Lega Ambiente di partecipare ai corsi di formazione per docenti richiesti dalla nuova normativa. Ma non si è raggiunto il numero. Ieri, per esempio, ho tenuto una lezione nell'ambito di un corso di formazione organizzato da Napoli '99, per 'Promotori Culturali', manager del turismo, per il quale la Fondazione ha fatto consulenza scientifica. Sono 10 ragazzi laureati in varie discipline; viene fuori una nuova figura professionale. Hanno usufruito della Legge sulla Imprenditoria Giovanile e ci sono docenti molto più importanti di me; ho tenuto una lezione sugli 'itinerari di turismo ambientale', utilizzando la mia esperienza e le mie conoscenze sul patrimonio 'verde'. Ho prospettato un itinerario che parte dal Monte Partenio e che giunge fino a Napoli, seguendo il mito di Virgilio e, un itinerario all'interno dei giardini cittadini. Ho lanciato ai giovani il messaggio che anche il turismo si deve avvalere della ricerca scientifica e culturale e di conoscenze specifiche. Non basta parlare di 'risorsa Napoli', oggi peraltro depauperata.
Risorse, per i giovani, da riscoprire e rinnovare e che abbiamo accantonato, verso le quali occorre orientarli soprattutto per una rivalutazione personale ai fini di una identificazione professionale.
Obiettivi a medio termine, a lungo termine. Mi hai accennato al convegno sugli 'orti urbani', quale è un obiettivo più lontano?
A lungo termine vi sono gli obiettivi dello Statuto, limitati per ora alla città di Napoli: coltivare e sviluppare l'interesse per il giardino storico e recuperarlo. Ma il recupero da solo non basta; valga come esempio il caso del chiostro dei Gerolamini. Man mano che passa il tempo anche gli obiettivi si sono limitati, perché è difficilissimo operare, soprattutto in una città come Napoli.
Perseguiamo, comunque, anche un filone di salvaguardia-denuncia, come la battaglia per San Giovanni a Carbonara o proprio per il Giardino di Quadrelle, oggi offeso da un intervento di Piano Regolatore che non tiene in nessun conto del valore della qualità del luogo. Questo sempre con la Soprintendenza e mobilitando e risvegliando anche l'interesse di altre Associazioni, con il FACN.
Una donna come Presidente. Quali le difficoltà, quali le cose positive?
Difficoltà all'esterno non ne ho incontrate, sia perché per tradizione l'arte del giardino, la cura del verde è stata ritenuta congeniale al ruolo femminile, sia perché questa arte veniva considerata di serie B, soprattutto da un certo periodo in poi ('900). In essa si esplicava un ruolo incisivo, relegato nel ludico, nei ritagli di tempo libero, non toglieva spazio agli altri.
Man mano che questo settore ha assunto un ruolo più importante (da 15 anni fa, epoca in cui mi occupavo del verde all'interno del Comune di Portici, le cose sono cambiate) e che l'attenzione è cresciuta anche in Campania, vi sono stati dei mutamenti. In altre regioni non è così, perché esiste una cultura diversa del verde e non vi è bisogno di Associazioni che ne promuovano la tutela. Vi sono così , ora, figure maschili che tendono a 'riprendersi il posto'. A livello universitario è stata inserita la materia "Arte dei Giardini" ed anche il Suor Orsola l'ha proposta quest'anno.
A Firenze vi è una scuola all'Università dell'Arte.
La conosco e conosco anche il Preside, che è un architetto donna, Maria Chiara Consalvo. E' una scuola di formazione per laureati - vi ha insegnato anche De Felice. Voglio dire inoltre che all'interno dell'Associazione c'è un tentativo da parte di una donna (siamo prevalentemente donne) ad ostacolare la figura del Presidente donna. Quindi, come vedi, non solo gli uomini...
Si inseriscono, credo, spesso meccanismi di questo tipo, anche perché, forse, non sono chiari degli equilibri sociali...
Credi, comunque, nel valore dell'associazionismo?
Si, ci credo.
Questo risveglio dell'interesse verso l'ambiente, dei beni culturali in senso lato a Napoli, è frutto di una vera presa di coscienza è solo un momento aleatorio? In tutte le cose vi sono presenti queste due anime, ma quale polo prevale, secondo te oggi?
Vi è coscienza collettiva che necessariamente ci si deve rivolgere all'ambiente, non solo come fatto culturale - come è stato inizialmente, perché sempre c'è una leadership che conduce verso determinati obiettivi e direttive - ma è entrato nella coscienza, anche indipendentemente dal proprio bagaglio personale, il bisogno.
C'è un piccolo passaggio in avanti, quindi...
Le associazioni ambientaliste sono state di orientamento, battistrada per farci prendere coscienza di problemi, di interessi che già sentivamo. I giovani sono molto attenti, più civili rispetto a questi problemi della nostra generazione e, correttamente indirizzati verso le scelte giuste, possono essere una speranza.
Quale personaggio vorresti inserire nella tua Associazione?
Valeria Marini
...
Mi piace questa risposta.
Ma dovrei tenere lontano mio marito dalla Associazione...
La risposta di prima è spia... Come coniughi infatti il discorso culturale con quello commerciale? Che strategia adotti per tesaurizzare le casse della Associazione?
Le casse non le possediamo proprio e, con l'iscrizione annuale - una minima quota - riusciamo a fare solo piccola attività sul territorio. Mi sembra prematuro parlare di una nuova o altra organizzazione commerciale.
Rispetto al discorso multimediale, ad un modo diverso di far circolare le informazioni e l'apprendimento di nuove idee, hai già pensato come agire? Pensa per esempio ai dati del censimento...
Ci ho pensato la prima volta quando tu mi hai parlato di "Interviù" e quando un amico ha organizzato itinerari turistici su Internet. Non lavoriamo in questo ambito... ma certo può essere di aiuto. Pensiamo sempre al caso dei Gerolamini (a carico oggi, per il mantenimento, mio e di un inglese, che se va via sono guai) far pagare un biglietto simbolico di visita, una offerta una o due volte all'anno, anche per Padre Ferrara potrebbe essere un sollievo per comprare il concime o per far revisionare l'impianto idrico, oppure una idea potrebbe essere quella di aprire il giardino, una tantum, agli sposi... decisioni che, se confortate da un consenso più ampio, potrebbero risultare meno "scandalose".
In che misura la tua professionalità (architetto) limita e accresce il tuo essere Presidente dell'Associazione?
Domanda un po' difficile. Molto si identifica non con la mia attività professionale, ma con la mia specializzazione professionale. Per esempio, quando si organizzano le mostre. Uno svantaggio è che a volte vedo troppo con l'ottica dell'architetto, del restauro.
Con quale altra figura professionale vorresti collaborare e di chi senti la mancanza?
Nella nostra Associazione esistono storici dell'arte, botanici, non mancano le figure professionali. Forse in alcuni casi desidererei un antropologo o una figura professionale come quella che ho incontrato durante un convegno a Firenze: consulente religioso del WWF, un esperto che indica delle soluzioni per risecolarizzare dei luoghi che erano luoghi religiosi. Sto riflettendo su questo, per pensare ad un'iniziativa sui chiostri di Napoli.
Quale messaggio invieresti ad un nuovo, probabile socio?
La difficoltà che oggi incontro quando voglio interessare o coinvolgere qualcuno, soprattutto i giovani, è che subito si vuole un ritorno economico grande o professionale importante. L'Associazione fine a se stessa è un concetto difficile da accettare e da far capire. Come messaggio: farei conoscere alcuni luoghi 'commoventi' di Napoli e stimolerei le motivazioni all'azione. Altri discorsi sarebbero diversi.
Ognuno di noi porta dentro di sé un giardino (storico a suo modo) che, comunque, deve vivere nel presente, far corrispondere ad esso e far tramutare in un moderno giardino. Hai mai pensato a quali potrebbero essere i canoni di un giardino moderno?
Penso che il giardino ha bisogno, per vivere, di una maternità e di una paternità, di figure legate affettivamente al giardino stesso. Proprio per questo sono poco incline a comprendere il giardino pubblico. È un limite del concetto di giardino; quest'ultimo non si denomina giardino VERDE. Il giardino del futuro è un giardino irrealizzabile; la nostra civiltà non va verso il giardino individuale, privato e mi sto man mano allontanando dalla realtà (questo è contraddittorio anche rispetto alla mia attività, al mio lavoro) e tocco un giardino che è più individuale che reale, ed è il nostro giardino della mente che purtroppo non avremo o possederemo mai nella realtà; possiamo solo coltivarlo, crearlo nella nostra intimità perché ormai è un fatto elitario possedere un proprio giardino. Gli unici veri giardini sono quelli che ancora hanno una dea da tutelare.
Pensa - per rimanere a Napoli - al giardino di Cettina Lanzara: a parte i valori che possiede, costruito sullo schema di quelli di Caserta, è un posto particolare che ha avuto la fortuna di avere la continuità di interesse e di affetto della famiglia Lanzara.
Questa vecchietta ottantenne lo ama e quando non ci sarà più, fra 200 anni il giardino morirà. Purtroppo.
L'interesse pubblico, il vincolo, le Sovrintendenze tutto questo non è necessario per poter tenere in vita un giardino.
È triste quello che dici, non abbiamo dentro di noi quei punti o topos comuni che possano aiutarci a mantenere vivi o a dare vita ad un giardino. Auguriamoci che la tua Associazione possa educare in questo senso...
Purtroppo, insisto, non è solo un fatto culturale o educativo, ma è l'indirizzo della nostra civiltà che cammina in questo senso.
Speriamo di poter fare un po' di marcia indietro...

Rita Felerico


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