RINASCITA MERIDIONALE
Associazione Culturale Borbonica
Centro Direzionale Is. C8 80143 Napoli
Tel./fax 081/44.66.26

Rinascita Meridionale è un’Associazione che si propone di promuovere la conoscenza della storia, della cultura e delle tradizioni napoletane; intendendo per "napoletano" quello Stato che andava dal Tronto a Lampedusa e che per 730 anni fu il più grande della penisola italiana: il Regno delle Due Sicilie. Culla di civiltà, di scienze e di cultura fra le più rappresentative di Europa, il cui centro propulsore era la capitale, Napoli; prima città d’Italia e terza di Europa, dopo Parigi e Vienna, per estensione ed abitanti.

L’Associazione non ha alcun fine politico né di lucro.

Per il raggiungimento degli scopi statutari l’Associazione promuove dibattiti, conferenze, mostre ed itinerari turistici culturali mirati. Ha un suo giornale mensile "Rinascita Meridionale" che viene distribuito in cinquemila copie.

Presidente: Dott. Ferdinando Maria D’Antonio

Dott. D’Antonio perché un’Associazione Borbonica?
Noi di Rinascita Meridionale riteniamo che la Dinastia Borbone delle Due Sicilie dal grande Re Carlo a Francesco II abbia sempre attuato una politica di autentica autonomia ed indipendenza creando le condizioni migliori per uno sviluppo unitario e duraturo di tutto il Regno Meridionale, perciò facciamo riferimento a quel periodo storico che è stato di massimo splendore e sviluppo di tutto il Sud.
Perché la storia ci ha sempre raccontato il contrario?
La storia la fanno i vincitori e noi popoli delle Due Sicilie nel 1860 eravamo dei vinti, o peggio dei colonizzati, e purtroppo ancora oggi ne subiamo le conseguenze nefaste. La storiografia liberal-unitaria doveva dare giustificazioni plausibili alla catena interminabile di corruzioni, tradimenti e loschi affari che portarono all’Unità d’Italia. Perché l’Unità d’Italia fu questo: un grande affare, che fece il Piemonte e Casa Savoia. Il Piemonte era quasi alla bancarotta e per evitarla aveva un’unica via d’uscita confondere le proprie finanze con quelle di uno Stato più grande e con forte solidità economica, e nella penisola italiana questo Stato era solo il Regno delle Due Sicilie. Come si poteva raccontare che l’Unità d’Italia era il frutto di accordi presi a tavolino nelle cancellerie francesi ed inglesi. Bisognava tacere il ruolo avuto dalle navi inglesi davanti al porto di Marsala. Bisognava tacere i fiumi di denaro profusi per comprare alti funzionari civili e militari. Come rendere omaggio a coloro che si batterono al Volturno, a Gaeta, a Civitella del Tronto ed a Messina; quale fu la loro colpa forse quella di combattere per la propria Patria, per la Bandiera e per il proprio Re a cui avevano prestato giuramento?
Presidente cosa mi dice del brigantaggio?
Quello che si è voluto far passare per brigantaggio altro non è stato che una vera e propria guerra civile combattuta dalle popolazioni del Sud contro l’invasore piemontese; contro il malgoverno, le vessazioni e le spoliazioni da questo effettuate all’indomani della conquista. Un popolo intero che insorge non può essere liquidato semplicisticamente come brigante. Nei dieci e più anni successivi al 1860 il Sud ha pagato un tributo di sangue elevatissimo con migliaia di morti, paesi rasi al suolo e decine di migliaia di incarcerati. Si veniva messi in prigione persino se si veniva trovati in possesso di un qualsiasi simbolo del passato.
Quindi una storia tutta da riscrivere?
Una storia che va riscritta dicendo solo la verità. E la verità è che non siamo un popolo di straccioni avvezzi alle più turpi arti. Siamo un popolo con tanta di quella cultura da poterla esportare per il mondo intero. Vogliamo ritornare ad essere un popolo fiero del nostro passato, delle nostre origini, della nostra storia. Rivogliamo la nostra Identità Meridionale, solo allora potremo veramente guardare con fiducia al nostro futuro.

02.05.01997 - Roberta Aldanese


Copyright (c) 1997 [Interviù]. Tutti i diritti riservati.