REGIO CONSERVATORIO DI MUSICA
SAN PIETRO A MAJELLA - NAPOLI

QUESTO ANTICO EDIFICIO, GIA' VENERABILE CONVENTO DEI PADRI CELESTINI DI SAN PIETRO A MAJELLA NEL 1826 PER VOLONTA' DI FRANCESCO RE DELLE DUE SICILIE FU DESTINATO AD ACCOGLIERE LA GLORIOSA SCUOLA NAPOLETANA ED A CONSERVARE LE PREZIOSE TESTIMONIANZE DEGLI ANTICHI CONSERVATORI POVERI DI GESU' CRISTO, SANTA MARIA DI LORETO, SANT'ONOFRIO A CAPUANA, PIETA' DEI TURCHINI.

 

Il Conservatorio di San Pietro a Majella trae le sue origini nei quattro Orfanotrofi sorti nel Cinquecento nelle zone più povere e più derelitte di Napoli: il Santa Maria di Loreto, il Sant’Onofrio a Porta Capuana, i Poveri di Gesù Cristo e la Pietà dei Turchini. Nati come istituti della misericordia per aiutare i bambini orfani e abbandonati, nell’arco di circa un sessantennio si trasformano in vere e proprie scuole musicali per soddisfare le esigenze di una società che, aprendosi ogni giorno di più al melodramma, richiede in numero sempre maggiore cantanti virtuosi - fra i quali i grandi castrati - strumentisti e compositori, sino a trasformare la musica nel "mestiere" più redditizio e gli orfanotrofi nei luoghi in cui si conservava la musica, vale a dire i Conservatori. Dopo un secolo di notevole splendore e notorietà subentra, lentamente, un declino inesorabile che vede sopravvivere, dopo la Rivoluzione del ’99, solo la Pietà dei Turchini. Divenuto troppo angusto per accogliere quanto è rimasto della gloriosa tradizione settecentesca, nel 1808 viene spostato nel più capiente Convento delle Dame di San Sebastiano; in seguito, dopo la restaurazione borbonica, per ordine di Francesco I nel 1826 è definitivamente trasferito nell’antico Convento dei Padri Celestini, l’ordine fondato da Celestino V eremita sulla Majella. Nasce così il Conservatorio di San Pietro a Majella sede, fra l’altro, di una importantissima Biblioteca dove si conservano autografi, manoscritti e stampe rare relative, in particolare, alla musica del Settecento napoletano.

 

Per secoli è stata parte integrante del convento dei Celestini la chiesa eretta per iniziativa della Curia di Carlo d'Angiò agli inizi del Trecento. La chiesa presenta attualmente una pianta rettangolare a tre navate, individuate da archi ogivali con cappelle laterali ed il taglio complessivo dell'abside che ben si adatta alla sagoma del retrostante vicoletto. La chiesa "edificata con modello alla Gotica" (Carlo Celano 1692), ha subito nel corso dei secoli successivi alla fondazione numerosi ampliamenti e restauri: tra tutti va segnalata nel Seicento l'importante metamorfosi che, nel tentativo di aggiornarne la struttura e gli arredi, le conferì un aspetto decisamente barocco. L'antico convento dei Padri Celestini fu destinato nel 1826 ad accogliere il Real Collegio di Musica napoletano, situato sin dal 1808 nella casa madre delle monache di S. Sebastiano. La facciata dell'edificio, rifatta per l'occasione, assunse un aspetto di stile neoclassico con un semplice ordine di finestre rettangolari collocate in cima alla sottostante serie di botteghe restaurate ed un portale sormontato da decori in stucco che rappresentano strumenti musicali. Il complesso conventuale aveva sin dalle origini una forma irregolare, pseudotrapezoidale, delimitata a nord da via S. Pietro a Majella e ad ovest dal vicoletto S. Sebastiano che, una volta circondato l'abside della chiesa annessa, separava l'edificio dei Celestini da quello dei Domenicani di S. Domenico Maggiore. La particolare struttura architettonica dell'ex convento risiede innanzi tutto nella presenza del magnifico doppio chiostro. Il primo dei due chiostri, riccamente ornato nelle sue volte da fioroni seicenteschi e delimitato in alto da un doppio ordine di finestre, reca sul lato sud gli ingressi alla Sala Scarlatti e al centro il celebre monumento marmoreo dedicato a Ludwig van Beethoven (Francesco Jerace 1927). Va detto che l'antica Sala Scarlatti, nata probabilmente sulle vestigia dell'antica sala capitolare del convento a partire dal 1921, fu creata alla scopo di dotare l'intera struttura di una sontuosa sala per i concerti (distrutta da un incendio nel 1973, la sala è stata di recente ricostruita e, a partire dal '96, riconsegnata al Conservatorio e alla città di Napoli per rinnovare i trascorsi fasti concertistici). Un secondo chiostro, parallelo al primo e di impianto proto settecentesco, accoglie la scala ad unico rampante che consente di accedere ai piani superiori dell'edificio e, sul lato di fondo, il varco che immette nella Sala Martucci, probabile refettorio dell'antico convento. La disposizione dei due chiostri, entrambi ornati da una ricca vegetazione di palme, alberi ad alto fusto e cespugli mediterranei, annuncia inconfondibilmente l'antica destinazione conventuale e contribuisce a rinnovare quel senso di elevato e di assorto che ben si addice ad un luogo deputato ad accogliere il divenire moderno dell'ars musicae.  La trasformazione della grande casa dei Celestini in prestigiosa sede dell'istruzione musicale napoletana ha toccato profondamente la struttura architettonica originaria al fine di consentire, in modo particolare, la creazione delle aule al posto delle antiche celle e di alcune zone di servizio in luogo degli originari spazi destinati alla vita monastica comunitaria. Va segnalata infine al primo piano la presenza di alcune salette con arredo neoclassico, oggi destinate ad accogliere gli uffici amministrativi e la direzione dell'istituto, e delle sale per l'Archivio e l'annesso museo con l'importante collezione di strumenti antichi e di cimeli artistici e musicali. Al piano nobile sono situati, almeno in parte, i locali che ospitano la Biblioteca del Conservatorio ed il suo prezioso fondo di manoscritti rari, di partiture a stampa, di libri, periodici e pubblicazioni varie.

BIBLIOTECA
Gli autografi di Alessandro e Domenico Scarlatti, di Pergolesi, Paisiello, Cimarosa, Rossini, Bellini, Donizetti, il Quartetto di Giuseppe Verdi, tanto per citarne solo alcuni; ed i manoscritti, spesso nell'inconfondibile stile di celebri copisti, le stampe rare di raffinata fattura; la raccolta di libretti: tutto questo - e tanto altro ancora - si presenta agli occhi di chi entra con noi nelle splendide sale della Biblioteca del Conservatorio di San Pietro a Majella, iniziando un vero e proprio viaggio a ritroso nel tempo attraverso alcuni fra i più affascinanti capitoli della storia della musica, oggi consultabili direttamente sul PC, da casa, grazie al sistema di catalogazione SBN Musica.

ARCHIVIO
Il riordinamento, oggi in atto, dell'Archivio Storico del Conservatorio di Musica San Pietro a Majella rende finalmente fruibile un vasto patrimonio documentale quasi del tutto inedito, un tessuto prezioso di date, nomi, luoghi e notizie che di certo si porrà come punto di riferimento ineludibile per quanti, studiosi o appassionati, vorranno riscrivere con rigore scientifico la storia di cinque secoli di Musica a Napoli. Obiettivo fondamentale degli interventi è la ricostruzione di un'architettura del passato fatta di memoria, di testimonianze, di fonti primarie, indispensabile per far emergere la trama minuta delle relazioni, delle iniziative, delle scelte programmatiche che hanno consentito la nascita e lo sviluppo a Napoli di una scuola musicale di valenza europea. Questo ingente corpus restituisce le carte di quattro istituzioni musicali, ciascuna delle quali presenta un'organizzazione specifica, una amministrazione autonoma e un destino singolare che meritano attenzione sia ai fini di una lettura in chiave artistico-musicale che nella prospettiva piú analitica di una valutazione degli indirizzi didattico-pedagogici, degli esercizi contabili, delle consistenze patrimoniali.

MUSEO
Finalmente riallestito nella sua collocazione originaria, il Museo del Conservatorio è una meravigliosa scoperta. Per chi non lo sapesse vi si trovano strumenti antichi e preziosi come l'arpetta di Stradivari, o gli splendidi archi, molti dei quali costruiti nella prestigiosa scuola napoletana di liuteria, o gli strumenti a fiato e i plettri rilucenti di intarsi di madreperla; o ancora gli strumenti a tastiera, come il pregiato fortepiano, il cembalo di Caterina II di Russia, i pianoforti di Mercadante e di Thalberg. Né mancano cimeli storici, testimonianze spesso commoventi della presenza, negli antichi orfanotrofi, prima, nel Conservatorio di San Pietro a Majella, poi, di artisti eccezionali; cimeli cui si vanno ad aggiungere la preziosa quadreria e le foto d?epoca dai caratteristici contorni sbiaditi e dal tipico colore seppiato che ritraggono compositori, interpreti e grandi didatti, spesso immortalati durante le lezioni al fianco dei loro allievi.


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